Il dolore
Garnier: «Un piano di luci e ombre È bello ma fragile»
La consigliera d’opposizione sottolinea gli aspetti positivi e avverte: «Se salta un solo progetto addio equilibrio»
PRATO
Da ieri è on line sul sito internet del Comune il nuovo Piano operativo, lo strumento urbanistico che disegnerà il futuro della città e che va a sostituire il vecchio piano regolatore progettato dall’architetto Bernardo Secchi. Dopo l’ultimo passaggio in commissione, il quindicesimo, nel tardo pomeriggio di lunedì il piano è stato approvato in consiglio comunale con 17 voti favorevoli, 8 contrari e nessun astenuto. Fra i contrari, qualcuno è anche uscito prima dall’aula senza votare. Il dibattito c’è stato, con aspetti condivisi anche dalle opposizioni accanto ad altri decisamente stigmatizzati.
Una posizione intermedia e argomentata, anche se alla fine ha votato contro, è quella della consigliera Marilena Garnier, eletta col Pd ma passata ben presto all’opposizione ed oggi vicina alla Lega.
«Lo strumento urbanistico è un progetto ambizioso con tre padri – dice Garnier – Roberto Cenni (sindaco), Gianni Cenni (assessore) e l’architetto Valerio Barberis (assessore della giunta Biffoni). Infatti il Piano operativo è figlio del Piano strutturale portato a termine dalla precedente amministrazione e ne dettaglia i contenuti generali. Posso tranquillamente affermare che si tratta di un buon strumento di gestione del territorio cittadino che delineerà una nuova città: più verde, più sana e più europea. Il Piano operativo sarà il vero braccio armato – permettetemi il termine – di questa e della futura amministrazione, prima del bilancio e di ogni altro strumento di programmazione strategica».
«Fin qui le lodi, però ci sono anche le note dolenti - prosegue Garnier – Il piano si sostiene sul bilancio positivo fra consumo di suolo (elevato anche se nessuno lo ha fatto notare) e la creazione di nuovo tessuto “vergine” verde. Questo bilancio si mantiene su di un equilibrio delicatissimo: basta che non si realizzino pochissimi interventi di grosse dimensioni per far scendere in territorio negativo il fiore all’occhiello concepito dall’assessore e da Boeri e Mancuso. Di questo ne dovremmo tener conto nell’immediato futuro (a breve e medio termine) perché ci farà comprendere fin da subito se Barberis ha vinto la sua sfida per una nuova città». —
FRANCESCO ALBONETTI
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