Il Tirreno

Prato

al teatro magnolfi 

Gli studenti faccia a faccia nell’era degli scambi virtuali

AZELIO BIAGIONI
Gli studenti faccia a faccia nell’era degli scambi virtuali

Terza edizione di “Sincronie” con 70 ragazzi delle scuole superiori pratesi. Confronto aperto su politica, migranti  e soprattutto sull’uso dei social

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PRATO

Ci sono Abdullah e Benedetto, due studenti, che raccontano le esperienze e cosa ha lasciato loro la tre giorni di “Sincronie” giunto alla terza edizione. Un progetto che vede coinvolti per la maggior parte studenti del Copernico insieme ad alunni del Gramsci-Keynes e del Buzzi. A pochi giorni dal suono della prima campanella scolastica ecco che un nutrito gruppo di studenti si è ritrovato per trattare temi che spaziano dalla politica all’ecologia, delle mafie fino all’uso dei social. Come lo scorso anno, “Sincronie” si è tenuto al teatro Magnolfi e lo scopo lo spiega in due parole Abdullah Ansar: «L’impegno è quello di informare e sensibilizzare i ragazzi. E – aggiunge – l’interesse della cosa si è visto nell’aumento del numero dei partecipanti. Dai 40 del 2017, quest’anno siamo arrivati a circa 70».

Le tre giornate hanno visto la presenza di diversi ospiti che hanno spiegato alla giovane platea argomenti che fanno parte dell’era moderna. Incontri e dibattiti su temi «che - dicono i partecipanti - sembrano ostici ma sono a noi vicini». Si è parlato dei flussi migratori: «Ci è stata fatta chiarezza – commenta lo studente Alberto Luchi – Grazie a due funzionari dell’ufficio immigrazione di Prato che ci hanno fornito alcuni dati». Luchi parla anche di politica e di come questo termine non sia lontano dai giovani: «Si può fare politica anche con piccoli gesti», ha detto. E se don Marco Natali ha parlato di mafia, c’è stato spazio anche il teatro, come ricordato da Gaia Vaniglia Tomassoli e Victoria Cosci. I ragazzi hanno portato in scena la storia vera di una pittrice del Seicento che aveva denunciato chi l’aveva stuprata. Gli studenti hanno scritto il copione, Stefano Luci li ha diretti. E poi Benedetto Mucci cita i social. «Ci siamo messi in discussione – ha detto – Quanto siamo noi stessi sui social? Perché – ammette – dobbiamo capire quali siano realmente le soddisfazioni che ci offre Facebook, dove si coltivano relazioni con fantasmi e che non sono certo come i rapporti con le persone conosciute in carne in ossa». —

AZELIO BIAGIONI

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