Il Tirreno

Prato

Delegati sindacali lasciati a casa dai compagni: "E' stata una pagliacciata"

Lo stabilimento pratese del Panificio Toscano
◗
Lo stabilimento pratese del Panificio Toscano

Il sindacato Si Cobas commenta la consultazione interna alla coop Giano che ha respinto la riassunzione di due licenziati

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. "La consultazione interna dei lavoratori? E' stata una pagliacciata". Così Luca Toscano del sindacato Si Cobas commenta l'esito del voto dei soci lavoratori della cooperativa Giano che lunedì 10 settembre hanno votato contro la riassunzione di due delegati sindacali del Si Cobas, licenziati nei mesi scorsi. La cooperativa Giano fornisce la manodopera al Panificio Toscano, che è finito al centro delle cronache all'inizio di agosto quando la polizia ha sgomberato con la forza un picchetto di lavoratori davanti allo stabilimento di via Onorio Vannucchi, a Prato. Successivamente il Panificio si è impegnato ad assumere tutti i lavoratori della cooperativa, ma ha rifiutato di riassumere i due delegati sindacali, demandando la decisione alla consultazione interna alla coop Giano.

[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.17241955:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2018/09/13/news/i-lavoratori-votano-contro-la-riassunzione-di-due-loro-compagni-1.17241955]]

"In teoria il voto era anonimo e segreto - sostiene il sindacalista Luca Toscano - ma in realtà funzionava così: ogni lavoratore è stato chiamato a votare in un’urna che era nell’ufficio del presidente. Una volta uscito, non restava nessuno a presidiare l’urna, se non lo stesso presidente. La democrazia è un’altra cosa. E non ci sorprende che i nomi degli otto che hanno osato votare sì alla riassunzione ora siano tutti a conoscenza dell’azienda. La vera partita per noi si gioca il prossimo 31 ottobre davanti al giudice del lavoro. Nel frattempo faremo altri scioperi".

Sulla propria pagina Facebook il Si Cobas argomenta meglio: "Lunedì si sono svolte le cosiddette “consultazioni” dei soci della Cooperativa Giano per decidere se confermare o meno i due licenziamenti che hanno colpito due nostri iscritti e delegati sindacali. Una vera e propria farsa, con operazioni di voto eseguite senza nessuna reale garanzia di segreto del voto espresso e nell'assoluta mancanza delle più banali norme che preservano ogni votazione svolta con buon senso da possibili brogli. Dalle 9 alle 17 i lavoratori sono stati chiamati a votare andando a compilare e poi consegnare nell'ufficio del presidente della Cooperativa Giano la propria scheda. Nessuna vigilanza di terzi sull'urna. Nessuna figura di garanzia che abbia assistito allo spoglio. E' questo il motivo per cui 23 lavoratori hanno preferito astenersi piuttosto che legittimare un teatrino indegno che fin dall'inizio aveva l'unico scopo di legittimare due licenziamenti politici. E non ci stupisce che i nomi di chi ha invece votato contro i licenziamenti siano già noti all'azienda".

"Non si può mai parlare di democrazia quando con una mano si invita ad esprimersi e con l'altra si punta una pistola alla testa dei lavoratori. Quale “libera scelta” può esistere in un azienda in cui denunciare ad una TV le proprie condizioni di lavoro può costare il licenziamento? In cui scegliere il sindacato sgradito all'azienda comporta demansionamenti e turni punitivi, oltre che valanghe di contestazioni disciplinari per fatti inesistenti?
I nostri scioperi hanno portato alla luce la realtà di sfruttamento all'interno del Panificio Toscano, dove si lavora per salari da fame e senza applicazione del CCNL del settore. Solo dopo le nostre agitazioni anche la magistratura ha dovuto aprire un inchiesta sull'intermediazione di manodopera che il Panificio Toscano da anni pratica tramite cooperative farlocche. Insomma, il re è nudo. E il tentativo dell'azienda di darsi una riverniciata con la “vittoria” delle consultazioni-farsa è disgustosa. Più disgustoso, se possibile, è il ruolo che il sindacato UIL ha avuto in tutta questa vicenda. Parliamo di un sindacato che ha definito “ingiustificati” gli scioperi portati avanti dai lavoratori che da anche 15 anni lavorano senza aver mai avuto un passaggio di livello, che da anni vedono cooperative arrivare e poi sparire portandosi dietro i propri soldi. Non ci ha stupito che la stessa UIL abbia sostenuto la conferma dei due licenziamenti. E' anche grazie a “sindacati” come questi che oggi sul nostro territorio si lavora senza diritti e senza libertà per salari da fame. Sarebbe più corretto definirle associazioni padronali.
Come Si Cobas andremo avanti fino alla riassunzione dei licenziati e l'applicazione del contratto nazionale".

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa