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IL CALCIO NELLA BUFERA 

Prato, i giochi sono finiti Il Tar nega la sospensiva

PAOLO NENCIONI
Prato, i giochi sono finiti Il Tar nega la sospensiva

Passa la linea del Comune: i biancazzurri condannati a giocare in serie D Per i giudici non ci sono motivi per congelare lo “sfratto” dal Lungobisenzio

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Il Prato calcio non sembra avere titoli per la gestione o il possesso dello stadio Lungobisenzio, non ha impugnato lo “sfratto” del Comune e nemmeno la decisione del Collegio di garanzia del Coni che ha negato l’iscrizione in serie C. Per questo la revoca della disponibilità dello stadio, decisa dal Comune lo scorso 24 luglio, non può essere sospesa.

Questo scrivono i giudici del Tribunale amministrativo regionale che ieri hanno negato la sospensiva chiesta dal Prato, mettendo una pietra tombale sulle residue e remote possibilità dei biancazzurri di rientrare dalla finestra (coi ripescaggi) nel campionato di serie C dal quale sono stati fatti uscire dalla porta (con la retrocessione sul campo).

I giudici amministrativi erano chiamati a decidere su una questione cautelare, cioè sull’opportunità di sospendere un provvedimento del Comune, la cacciata delPrato dal Lungobisenzio, sul quale poi decideranno nel merito, ma sembrano aver in qualche modo preannunciato anche la decisione sul merito, perché ricordano che già lo scorso 10 maggio il Prato aveva rinunciato alla gestione dello stadio e che di fatto non si è opposto all’ultimatum del Comune che ha intimato la società di liberare gli uffici entro il 20 agosto. O meglio, il presidente Paolo Toccafondi si è opposto, visto che si è rifiutato di riconsegnare le chiavi dell’impianto ai vigili urbani, ma il provvedimento non è stato impugnato davanti a un giudice. Non solo. Il «generico riferimento» fatto dai legali del Prato a possibili contratti di comodato che in futuro potrebbero consentire al Prato di rientrare nell’impianto appare al Tar «del tutto insufficiente» a costituire una condizione per vantare diritti sul Lungobisenzio. Ma ancora più pesante ai fini della decisione che è stata presa ieri potrebbe essere stato il fatto che il Prato non ha impugnato davanti al Tar del Lazio il rifiuto all’iscrizione in serie C deciso dal Collegio di garanzia del Coni. Anche su questo, nel corso dell’udienza di ieri i legali del Prato (Franco Bruno Campagni e Vincenzo Ravone) hanno accennato a un possibile ricorso dopo la decisione del Tar della Toscana. Ma questo secondo il Tar non sposta di un millimetro la questione, visto che si lega il possibile ricorso a «un evento del tutto futuro e incerto».

Insomma, fuori dai tecnicismi giuridici, per ora è passata la linea dura del Comune, rappresentato dagli avvocati Paola Tognini, Elena Bartalesi e Stefania Logli, e ha perso il Prato, che ora dovrà prepararsi ad affrontare un difficile campionato di serie D con una squadra di ragazzini di cui i tifosi faticano a ricordare qualche nome e che potrebbero andare incontro a qualche imbarcata sui campi di gioco, a cominciare da domenica quando a Oste, dove il Prato è in esilio, dovranno affrontare la Sangiovannese, che non è l’ultima arrivata.

Ieri è stata scritta un’altra pagina amara per il Prato, che da quarant’anni non conosceva il pane duro dei dilettanti. E solo per le disgrazie altrui non dovrà abbassarsi a giocare i derby con Jolly Montemurlo, Zenith Audax o Calenano. —

PAOLO NENCIONI

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