Lutto
La protesta anti-Toccafondi nel cuore della festa della città
Due striscioni affissi al Castello dell’Imperatore e in piazza Duomo, la Digos identifica uno degli autori
PRATO
Hanno scelto la festa più sentita in città per ribadire l’ostilità contro il presidente del Prato Paolo Toccafondi. Due grandi striscioni sono comparsi poco prima della mezzanotte di domenica, la Madonna della Fiera: il primo sulle mura del Castello dell’Imperatore, il secondo in piazza Duomo. Identico il messaggio, da vent’anni la parola d’ordine di quei tifosi che si oppongono al presidente: “Toccafondi vattene” .
Mai prima d’ora però la contestazione si era spinta fino al cuore della festa dell’8 settembre, a dimostrazione del fatto che forse la frattura tra la famiglia Toccafondi e una parte della città non è mai stata così profonda, a poco più di un mese dalla decisione della giunta Biffoni di togliere la disponibilità dello stadio al Prato, e alla vigilia di una sentenza del Tar che potrebbe rimettere in sella Toccafondi rendendogli quella disponibilità o affossare definitivamente il Prato relegandolo alla serie D, dopo la retrocessione sul campo.
Il primo striscione, quello del Castello, è comparso quando il Corteggio storico era già quasi tutto passato. Il secondo, in verticale, è stato srotolato da una finestra di piazza Duomo dopo il discorso del vescovo Agostinelli e prima dei fuochi d’artificio ed è rimasto esposto per un paio di minuti, giusto il tempo che è servito ai poliziotti della Digos di tirarlo giù. Subito dopo alcuni poliziotti sono saliti nell’abitazione dalla quale è stato esposto lo striscione e hanno identificato una persona, che era insieme ad altri, ma nei cui confronti non è stato preso alcun provvedimento, in quanto al momento lo striscione è stato ritenuto come una libera manifestazione del proprio pensiero, anche se la sua presenza è stata giudicata poco opportuna visto il carattere della festa.
Raggiunto al telefono, Paolo Toccafondi dice di non aver nemmeno saputo della presenza degli striscioni e liquida l’iniziativa come «una roba da ragazzi, quei soliti 10 o 15».
La vera battaglia si appresta a combatterla mercoledì davanti al Tribunale amministrativo regionale, a cui ha fatto ricorso contro il diniego del Comune a concedere lo stadio Lungobisenzio per le partite interne del Prato. Alla prima udienza il Tar ha negato la sospensiva che veniva chiesta “inaudita altera parte”, cioè senza aver sentito le ragioni del Comune. Successivamente il Comune ha fatto pervenire ai giudici una propria memoria nella quale spiega perchè si è negato lo stadio al Prato e sulla base di questi atti i giudici amministrativi decideranno se sospendere o meno il provvedimento in attesa del giudizio di merito. —
PAOLO NENCIONI
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