Il Tirreno

Prato

Biffoni: «Disponibile a ricandidarmi ma è presto e non dipende solo da me»

Paolo Nencioni
Il sindaco di Prato, Matteo BIffoni
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Il sindaco di Prato, Matteo BIffoni

Il sindaco guarda alle future alleanze. E sulla questione Peretola taglia corto: «Io ho ragione e tutti gli altri hanno torto»

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PRATO. Non ha paura di definirsi ancora renziano in un momento in cui il renzismo è passato di moda. E sembra più vicino alla ricandidatura, anche se non può e non vuole dirlo.

Matteo Biffoni, mancano poco più di otto mesi alle elezioni amministrative e per un sindaco al primo mandato la ricandidatura è quasi un fatto scontato.

«Abbiamo impostato un lavoro su 10 anni e mi sento dentro a questo percorso, ma questo non significa ancora nulla. La decisione sarà presa insieme agli alleati. Certo, sono assolutamente disponibile al secondo mandato. Ma ovviamente non dipende solo da me».

A proposito di alleati, quali saranno quelli del Pd?

«C’è una frantumazione talmente ampia che al momento non ci sono paletti, fatta eccezione per quelli nei confronti del centrodestra e del M5S. Le amministrative sono una cosa diversa rispetto alle politiche. Ci saranno liste civiche, penso a Prato 2040, parleremo coi radicali e con altri. Intanto vediamo chi voterà contro al Piano operativo (l’ex piano regolatore, ndr) che presenteremo il 17, sarà già un banco di prova».

Nel frattempo però il centrodestra sente odore di vittoria, la Lega punta forte su Prato per scalzare il Pd.

«Rispetto a questo siamo vaccinati. Purtroppo ci siamo già passati e dobbiamo fare tesoro della lezione del 2009. Quella volta un pezzo di campagna elettorale si giocò sullo slogan in base al quale se fossero spariti i cinesi, Prato sarebbe ritornata quella di prima. Una lettura antistorica».

Una lezione però l’avete avuta anche il 4 marzo. È ancora convinto che Benedetto Della Vedova fosse il candidato giusto?

«Io a dire il vero dissi subito che c’era qualche problema: non era del Pd, era lontano dal mondo cattolico e lontano dal territorio. Insomma non siamo stati teneri, anche se alla fine ero convinto che ci si potesse fare e non ho rimpianti. Abbiamo fatto il possibile».

Ora che il mandato sta per finire, mi può dire qual è il risultato di cui va più fiero e quello di cui va meno fiero?

«Sono fiero della mole di investimenti che siamo riusciti a smuovere, circa 100 milioni di euro che in parte sono stati spesi e in parte lo saranno. Quella di cui vado meno fiero è non aver ancora concluso il recupero della Garduna a Iolo».

Questi sono giorni caldi sulla questione dell’aeroporto di Peretola, una vicenda per la quale lei è stato accusato di aver tentennato un po’ troppo.

«Sull’aeroporto io ho ragione e tutti gli altri hanno torto. Era giusto non fare subito il ricorso, perché avremmo abdicato alla possibilità di influire sulle decisioni. E come si vede, il ricorso dei comitati non ha bloccato l’iter. Aggiungo soltanto che secondo me non è detto che la maggioranza dei pratesi sia contraria alla nuova pista di Peretola, anche se noi rimaniamo preoccupati per le possibili conseguenze per Prato».

Sono giorni caldi anche per le minacce che ogni tanto le arrivano.

«Guardi, sono sempre andato in giro tranquillo senza subire aggressioni, nemmeno verbali, e continuo a farlo. Certo, fa impressione lo sdoganamento di certi atteggiamenti rispetto al passato. C’è una soglia che non dovrebbe mai essere superata».

Lei forse si ricandiderà a sindaco, ma il Pd dove sta andando?

«Ora c’è una fibrillazione post-sconfitta. La prima cosa è smettere di litigare e in Toscana lo faremo. Il prossimo congresso non sarà guerreggiato. Il ticket Bonafè-Gelli potrebbe essere un buon punto di partenza». —
 

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