Il Tirreno

Prato

Parole offensive, i genitori di Elisa diffidano il padre del suo assassino

di Paolo Nencioni
Federico Zini ed Elisa Amato sullo sfondo dell'auto dove furono trovati i corpi
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Federico Zini ed Elisa Amato sullo sfondo dell'auto dove furono trovati i corpi

Maurizio Zini ha pubblicato su Facebook dei commenti dai quali sembrava voler sminuire le responsabilità del figlio morto suicida

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PRATO. "Perché nessuno ci ha mai chiesto o cerca la verità su come è iniziata questa storia, dove e come si sono conosciuti?". Questo scriveva più di un mese fa sul suo profilo Facebook Maurizio Zini, padre di Federico Zini, il giovane di San Miniato suicida dopo aver ucciso la fidanzata pratese Elisa Amato lo scorso 26 maggio. La famiglia di Elisa non l'ha presa bene, soprattutto perché questa e altre frasi sembravano voler far capire che esiste un'altra verità sulla drammatica vicenda, e forse altre responsabilità. Per questo i genitori di Elisa hanno incaricato l'avvocato Antonio Bertei di inviare una lettera di diffida a Maurizio Zini in cui lo si intima di non pubblicare altre affermazioni di quel tenore se non vuole rischiare una denuncia per diffamazione.

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Facciamo un passo indietro. Nei giorni immediatamente seguenti all'omicidio suicidio sul profilo di Maurizio Zini e su quello del figlio morto sono arrivati alcuni commenti offensivi nei confronti di Elisa Amato. A un'amica che chiedeva a Maurizio di togliere quei commenti, l'uomo ha risposto che non li avrebbe tolti per far vedere che tipo di gente c'era su Facebook, e fin qui siamo rimasti nei limiti dell'opinabile. Poi però Maurizio Zini aggiunge qualcosa che ha mandato in bestia i familiari di Elisa. "Mi aspettavo questo tipo di prese di reazioni (sic), solo al termine delle indagini". E più avanti: "Perché nessuno ci ha mai chiesto o cerca la verità su come è iniziata questa storia, dove e come si sono conosciuti? Perché nessuno dice come è stata vissuta questa relazione? Come è possibile che un ragazzo solare e ben voluto da tutti compia un tremendo atto contro un'altra persona umana? Noi sappiamo bene chi era mio figlio e abbiamo già degli elementi certi, comprovati da molte testimonianze, foto e video, che rendono a noi chiara questa atroce situazione che ci lascia sgomenti. La famiglia Zini parlerà a tempo debito".

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Non ci vuole molta fantasia per leggere in queste parole un tentativo di scaricare la colpa dalle spalle del figlio morto per caricarla almeno in parte su quelle della fidanzata uccisa proprio da Federico Zini. Ed è questo il motivo che ha spinto la famiglia di Elisa a incaricare l'avvocato di spedire la diffida. Nel frattempo Maurizio Zini ha cancellato il suo profilo Facebook.

"Dalle sue parole, che mi auguro essere state dettate da un dolore che posso comprende, ma non giustificare assolutamente nella sua manifestazione - scrive l'avvocato Bertei per conto della famiglia di Elisa Amato - lascia chiaramente intendere di essere in possesso di non ben precisate rivelazioni sui rapporti tra Elisa e Federico, informazioni che, a suo dire, consentirebbero di far luce sull'effettiva natura del rapporto tra i due giovani, manifestando altresì il proposito di divulgare video o foto che confermerebbero quanto va dicendo. Come ben sa, la famiglia che rappresento fin dal primo momento successivo all'omicidio di Elisa (perché di omicidio stiamo parlando se in alcuni momenti lo dimenticasse) ha inteso mantenere un profilo di assoluta riservatezza, scegliendo di vivere questa tragedia, pur avendone il sacrosanto diritto, senza puntare il dito pubblicamente nei confronti di Federico o tantomeno della sua famiglia, nella convinzione della sterilità di un diverso atteggiamento. E' quindi veramente censurabile non solo da un punto di vista morale, ma anche strettamente giuridico, constatare che il padre dell'omicida di Elisa Amato si renda protagonista di tali affermazioni che costituiscono l'anticamera di una evidente diffamazione su cui la famiglia che mi pregio di rappresentare non resterà quieta. Con la presente pertando la diffido dal protrarre una siffatta condotta in qualunque forma, avvertendola che, in difetto, senza ulteriore comunicazione, sarà mia cura adire la magistratura competente al fine di tutelare in tutte le modalità possibili i diritti dei miei assistiti".

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