Toscana
Gli viene negata la messa detenuto ferisce quattro agenti
Il più grave è stato colpito con una lametta, ma non è in pericolo di vita Il sindacato Osapp: «Poliziotti inermi mentre dentro il carcere c’è un arsenale»
PRATO
Un detenuto sudamericano ha aggredito violentemente, e a più riprese, quattro poliziotti penitenziari: uno di loro è stato ferito alla gola con dei colpi di lametta. Lo denuncia il segretario generale dell'Osapp (organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria) Leo Beneduci. L'episodio è avvenuto ieri mattina nel carcere della Dogaia. L'agente, nonostante la gravità delle lesioni non è mai stato in pericolo di vita ed è stato dimesso nel pomeriggio con una prognosi di 21 giorni. Solo contusioni per gli altri tre.
Secondo quanto riferito da Leo Beneducci, al detenuto, in passato protagonista di altri atti di violenza tanto da avere subito vari spostamenti in diversi istituti di pena, non sarebbe stato consentito l'accesso alla messa domenicale per le incompatibilità con altri reclusi. Questa sarebbe la ragione della rabbia scatenata poi nei confronti dei poliziotti.
Secondo l'Osapp , già nella serata di sabato si erano verificati scontri tra compagini rivali all'interno del carcere della Dogaia. «Si tratta dell'ennesimo episodio in cui i poliziotti penitenziari devono affrontare del tutto a mani nude i soggetti più violenti», dice Beneducci, mentre i detenuti «hanno spesso a disposizione un vero e proprio arsenale» come spranghe, lamette, fornellini, coperchi di scatolette e carrelli. Il segretario chiede che non vengano lasciati «inermi» gli agenti mentre altri corpi «sperimentano del tutto legittimamente Taser elettrici e spray al peperoncino», e interventi «concreti», al capo del Dap Francesco Basentini e al Guardasigilli Alfonso Bonafede.
Sull’episodio è intervenuto anche il sindaco Matteo Biffoni. «L'attenzione sugli istituti penitenziari - ha scritto in una nota - deve essere altissima e dal ministero deve arrivare un segnale concreto anche per la Dogaia».
Nonostante proteste e interrogazioni, nonché i periodici sopralluoghi di parlamentari di tutti gli schieramenti politici, si tratta dell’ennesimo episodio di violenza che vedono protagonisti detenuti all’interno del carcere della Dogaia. Le vittime sono gli stessi detenuti ma, più spesso, proprio gli agenti di polizia penitenziaria. L’ultimo in ordine di tempo risale al 23 giugno scorso, quando un marocchino detenuto nella cella d’isolamento prima prese a pugni gli agenti, poi dette fuoco a un materasso. Secondo quanto riportato dai sindacati di polizia penitenziaria l’uomo aveva ingerito una lametta. Successivamente, approfittando dell'apertura di una porta blindata per consentire l'uscita di un compagno di cella, si scagliò contro un agente colpendolo ripetutamente con pugni al volto. Il 4 agosto scorso un altro detenuto in regime di semi-libertà evase dal carcere e furono gli stessi familiari a consentirne la cattura dopo la fuga. —
F.A.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
