Il Tirreno

Prato

Messa negata, detenuto ferisce un agente con la lametta e ne aggredisce altri tre

Il carcere della Dogaia (archivio)
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Il carcere della Dogaia (archivio)

Prato, all'uomo non sarebbe stato consentito di partecipare alla funzione religiosa, secondo quanto riferito dal sindacato di polizia penitenziaria Osapp

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PRATO. Un detenuto di colore originario degli Stati Uniti, Jo Ortiz, 51 anni, ha aggredito violentemente, e a più riprese, quattro poliziotti penitenziari: uno di loro è stato gravemente ferito alla gola con dei colpi di lametta. Lo denuncia il segretario generale dell'Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria) Leo Beneduci. L'episodio è avvenuto stamani, domenica 2, nel carcere della Dogaia. L'agente, si legge in una nota, nonostante la gravità delle lesioni non sarebbe in pericolo di vita ed è attualmente ricoverato all'ospedale di Prato. Solo contusioni per gli altri tre. Il più grave degli agenti è stato poi dimesso nel pomeriggio con una prognosi di 21 giorni. Per lui, secondo quanto si apprende da fonti dell'Azienda sanitaria, anche la lussazione a una spalla. Dimessi in mattinata, dopo le cure dei sanitari, anche gli altri tre agenti rimasti contusi o feriti: per loro la prognosi va dai 7 ai 10 giorni.

Secondo quanto riferito da Leo Beducci al detenuto, in passato protagonista di altri "atti di violenza tanto da avere subito vari spostamenti in diversi istituti di pena", non sarebbe stato consentito l'accesso alla funzione religiosa per le incompatibilità con altri reclusi. Questa sarebbe la ragione della rabbia scatenata poi nei confronti dei poliziotti. Secondo l'Osapp già ieri sera si erano verificati scontri tra compagini rivali all'interno del carcere della Dogaia.

"Si tratta dell'ennesimo episodio in cui i poliziotti penitenziari devono affrontare del tutto a mani nude i soggetti più violenti", dice Beneduci, mentre i detenuti "hanno spesso a disposizione un vero e proprio arsenale" come spranghe, lamette, fornellini, coperchi di scatolette e carrelli. Il segretario chiede che non vengano lasciati "inermi" gli agenti mentre altri corpi "sperimentano del tutto legittimamente taser elettrici e spray al peperoncino", e interventi "concreti", al capo del Dap Francesco Basentini e al Guardasigilli Alfonso Bonafede.

"L'attenzione sugli istituti penitenziari deve essere altissima e dal ministero deve arrivare un segnale concreto anche per la Dogaia". Il sindaco di Prato Matteo Biffoni chiede un intervento del ministero della Giustizia volto a risolvere i problemi di sovraffollamemto del carcere pratese. "Quanto è accaduto questa mattina è inaccettabile, la tutela e la sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria e di tutti coloro che vi lavorano devono essere sempre garantiti. Il carcere è un luogo di detenzione e riabilitazione, per questo devono esserci le giuste condizioni nel rispetto dei diritti dei lavoratori e dei detenuti che vi scontano la pena". Proprio un anno fa, ricorda una nota del Comune, fu discusso dei problemi di sovraffollamento e delle difficili condizioni di lavoro degli agenti durante il Consiglio Comunale straordinario, indetto per accendere i riflettori su una realtà importante come quella del carcere della Dogaia dove il personale è numericamente insufficiente rispetto alle esigenze.

"La situazione all'interno del carcere pratese della Dogaia ha raggiunto limiti di assoluta intollerabilità - ha commentato il senatore di Fratelli d'Italia Patrizio La Pietra - L'ultima aggressione di un detenuto ad un gruppo di agenti si commenta da sola e riporta alla ribalta la condizione di lavoro difficile, rischiosa e priva di ogni dignità a cui sono costretti ogni giorno decine di persone. Occorre una soluzione radicale prima che sia troppo tardi". Il senatore ha annunciato una interrogazione parlamentare sullo stato di degrado e insicurezza del carcere di Prato. "La situazione è fuori controllo - aggiunge - e non si tratta di percezione né di sentito dire ma di fatti concreti, di aggressioni che si ripetono, di agenti che subiscono e questo non lo possiamo tollerare. I vertici del carcere vengano chiamati immediatamente a dare spiegazioni e nel caso si prendano provvedimenti".

"Va bene parlare dei diritti dei detenuti ma solo dopo aver garantito coi fatti - aggiunge La Pietra - e solo con quelli, i diritti dei nostri agenti penitenziari. Oltre a questo è necessario mettere mano agli investimenti sulle carceri, quasi sempre fatiscenti e degradate dove un lavoro gi delicato e difficile si complica ulteriormente. Servono soldi per le opere strutturali e soldi per implementare la pianta organica degli agenti perché - conclude il senatore La Pietra - non sono questi i risparmi che il Paese chiede".

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