Attenzione
Prato ora è una città “Autism friendly”
PratoPrato diventa la seconda città “Autism friendly” d’Italia, dopo Milano. Il risultato grazie all’omonimo progetto promosso dal Comune. Obiettivo del progetto è rendere la città più inclusiva ed...
Prato
Prato diventa la seconda città “Autism friendly” d’Italia, dopo Milano. Il risultato grazie all’omonimo progetto promosso dal Comune. Obiettivo del progetto è rendere la città più inclusiva ed accogliente nei confronti delle persone con autismo e delle loro famiglie. Per questo ha coinvolto esercizi commerciali e luoghi privati e pubblici per creare una rete pronta a confrontarsi con loro adottando modalità che ne favoriscano la fruizione. È così che 47 tra negozi – pizzerie, librerie, pasticcerie, parrucchieri ed altro – e tutti i musei cittadini sono adesso “autism friendly” e presto lo saranno anche alberghi, strutture ricettive e uffici pubblici. Grazie ai percorsi formativi del progetto, a cura della Fondazione Opera Santa Rita, frequentati da esercenti e operatori. «È una buona prassi che porta Prato a raggiungere una nuova eccellenza, quella dell’accoglienza per tutti – spiega la presidente del consiglio comunale Ilaria Santi – È importante per ridurre il rischio di isolamento di famiglie e ragazzi, e anche per poter dire che anche questo fa parte del biglietto da visita della nostra città». Gli esercizi aderenti saranno riconoscibili tramite un adesivo e l’obiettivo finale è la creazione di una mappa tematica della città. «È un altro tassello fondamentale se si vuol essere coerenti con la definizione accessibilità – afferma il sindaco Matteo Biffoni – È la città che tutta insieme si fa carico di far fruire i propri servizi e luoghi allo stesso modo per tutti». Secondo i dati Ausl, sono circa 300 i ragazzi autistici a Prato. Un bambino su 60 nasce con disturbi riconducibili allo spettro autistico, e sulla popolazione generale circa una persona su 100 ne è affetta. «Bisogna dare a queste persone più occasioni per incontrare la vita “fuori”, invece che essere bloccati dal loro problema, che è di comunicazione» spiega il direttore dell’Area Salute mentale infanzia e adolescenza della Ausl Marco Armellini. —
FABRIZIA PROTA
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