Italia
Piega di domenica Il Comune ci ripensa La liberalizzazione non va in porto
Sospesa l’ordinanza annunciata a luglio dopo la protesta della Cgil mai interpellata. Toccafondi: «Ci riflettiamo»
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Doveva essere questione di pochi giorni. Prima l’annuncio in conferenza stampa e poi l’ordinanza sindacale che sarebbe stata firmata di lì a pochi giorni. Era il 18 luglio.
Un mese e mezzo dopo, non vi è traccia del provvedimento che consentirebbe l’apertura nei giorni festivi dei parrucchieri e degli estetisti. Se qualche salone, archiviate le ferie, decidesse domani di alzare la saracinesca, tanto per fare qualche esempio, rischierebbe una multa salata della polizia municipale. E non sarebbe una novità visto che l’anno scorso fu sanzionata una parrucchiera in via da Filicaia per aver fatto la piega il 2 giugno.
Annunciata con tanto di conferenza stampa a palazzo comunale davanti ai rappresentanti delle associazioni di categoria (Cna e Confartigianato), la liberalizzazione dei giorni di apertura per parrucchieri ed estetisti non è mai andata in porto. Una spiegazione la dà l’assessora allo sviluppo economico Daniela Toccafondi. «Per il momento il provvedimento è sospeso in attesa di riprendere il dialogo e il confronto con tutti i soggetti di rappresentanza coinvolti». Ce n’è uno, infatti, che non era stato invitato al tavolo di consultazione fra Comune e associazioni di categoria. Non a caso, pochi giorni dopo la conferenza stampa, attraverso Il Tirreno la Filcams Cgil fece un’entrata a gamba tesa nell’argomento chiedendo al Comune di fare marcia indietro sulla liberalizzazione per tutelare i lavoratori, in un momento storico in cui si cerca di mettere un freno al lavoro nei giorni festivi.
«Faccio mea culpa, mi dispiace non aver invitato il sindacato. Rimango comunque dell’idea che sia giusto mettere parrucchieri ed estetisti nelle condizioni di poter lavorare anche la domenica. Anche perché – fa notare Toccafondi – si tratterebbe di una scelta volontaria». Non si tratterebbe dunque di una marcia indietro ma di una pausa di riflessione.
Dal canto loro, le associazioni di categoria tornano alla carica visto che l’ordinanza è ancora nel cassetto del sindaco. «Credevamo che il provvedimento fosse rimandato per via delle ferie – osserva la pratese Barbara Catani, presidente regionale di Confartigianato Benessere – La possibilità di aprire i saloni fu decisa al termine di un percorso di confronto con l’amministrazione comunale: non andrebbe certo a intaccare i rapporti di lavoro con i dipendenti». In fondo, dicono i rappresentanti di categoria, gli acconciatori non chiedono la luna.
«Ci adeguiamo al quadro nazionale (decreto Salva Italia del 2012, ndr) – conclude Catani – Può capitare che in un giorno di matrimonio che coincida con la domenica, una sposa voglia farsi pettinare in negozio. Se lavorassimo con il regolamento attuale, rischieremmo la multa. E con tutto il lavoro nero che c’è in giro...». —
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