Il Tirreno

Prato

l’inchiesta 

Guerra tra agenzie di viaggi per spartirsi i turisti cinesi

PAOLO NENCIONI
Guerra tra agenzie di viaggi per spartirsi i turisti cinesi

Risolto il caso del brutale pestaggio di un orientale nel parcheggio dell’Obi La sua “colpa” era di aver fatto salire una comitiva sul bus sbagliato: un arresto

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PRATO

C’era una guerra tra agenzie di viaggio cinesi per accaparrarsi i turisti dietro al brutale pestaggio di un orientale di 40 anni che la notte tra il 1° e il 2 dicembre dell’anno scorso fu trovato privo di sensi nel parcheggio del superstore Obi in via Viareggio.

Lo hanno scoperto i carabinieri del Nucleo investigativo che ieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per lesioni gravissime e porto abusivo di arma nei confronti di un cinese di 32 anni, Shi Zhong Kun, detto Totò, già condannato a 4 anni e 10 mesi per una serie di rapine ai pronto moda. L’ordinanza è stata firmata dal gip Scarlatti su richiesta dei sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Valentina Cosci.

Due agenzie di viaggi con sede al Macrolotto zero sono state perquisite sempre ieri.

In base alle prime dichiarazioni del ferito, che fu preso a sprangate da tre persone e a cui fu asportata la milza, ad aggredirlo sarebbero stati tre connazionali. Al nome del presunto aggressore i carabinieri sono arrivati esaminando i tabulati telefonici e successivamente il sospettato è stato riconosciuto anche dalla vittima dell’aggresisone. I successivi accertamenti dei carabinieri hanno ricostruito il possibile contesto arrivando alla conclusione che il pestaggio sia stato un regolamento di conti nato dai contrasti tra due agenzie di viaggio gestite da cinesi, anche se né la vittima dell’aggressione, né il connazionale arrestato risultano dipendenti delle agenzie.

Oggetto del contendere sono i cinesi che per motivi di svago o di lavoro devono spostarsi da Prato a Roma e viceversa per prendere i voli aerei. Le agenzie di viaggio, oltre a vendere i biglietti aerei, offrono il trasferimento da e per l’aeroporto, ma probabilmente c’era un accordo per spartirsi le comitive di viaggiatori, accordo che forse è stato violato. Ecco perché sarebbe stata organizzata la spedizione punitiva nei confronti del quarantenne, che era appena sceso da un bus proveniente da Roma e fungeva da accompagnatore della comitiva. Due dei tre aggressori non sono stati ancora individuati ma dovranno rispondere delle stesse accuse. I titolari delle due agenzie di viaggio, invece, non risultano indagati.

La “colpa” del quarantenne ridotto quasi in fin di vita sarebbe stata quella di aver fatto salire i viaggiatori sul bus sbagliato. Al ritorno gli hanno presentato il conto.

I bus, spiegano gli investigatori, sono gestiti da una società che ha sede in Austria ed è in mani cinesi. All’epoca dei fatti ne partivano anche due o tre al giorno, all’alba, dal parcheggio davanti all’Obi. Su uno di questi, di ritorno da Roma, hanno viaggiato anche i parenti dei due operai cinesi morti nell’incendio della casa-fabbrica alla Tignamica dell’agosto dell’anno scorso.

L’affare sembra abbastanza lucroso perché le tariffe offerte ai viaggiatori sono molto convenienti e i bus li portano direttamente all’entrata delle “partenze” di Fiumicino.

Il cinese arrestato, che ha numerosi precedenti anche per rapina, è stato interrogato ieri dal giudice per le indagini preliminari alla presenza dell’avvocato difensore Massimo Mariotti. Ha detto di essere stato presente al pestaggio ma di non essere stato lui ad aggredire il quarantenne. Per il momento rimane in carcere. —

PAOLO NENCIONI

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