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Addio a Durgoni, il piccolo pastore sardo diventato re degli autospurgo e showman
Dalla provincia di Nuoro alla Calvana per inseguire un sogno. Cavaliere del lavoro, è morto a 80 anni. Domani i funerali
prato
Ci sono uomini che riescono a farsi da strada da soli e a mettere su un piccolo impero con un proprio marchio di fabbrica, inconfondibile. Sono riusciti a forza di sacrifici, dedizione, passione e umiltà.
Capitani d’impresa che non devono dire grazie a nessuno per ciò che hanno costruito, investendo energie e capitali. Peppino Durgoni, classe 1938, era uno di questi: la città piange la scomparsa dell’imprenditore ottantenne originario di Mamoiada, borgo di duemila anime della provincia Nuoro. I funerali si terranno domani, alle 11, a Mezzana mentre la salma è esposta alle cappelle della Croce d’oro.
Con i pascoli della Sardegna nel cuore e con i piedi ben saldi a Prato, la città adottiva che gli conferì l’onorificenza di cavaliere del lavoro nel 2006. Perché il lavoro, per il fondatore della storica ditta di autospurghi, era tutto. Fu il motivo che lo spinse, poco più che ventenne, a trasferirsi in Toscana, complice il servizio militare. Ma lui, Peppino, un mestiere ce l’aveva già: faceva il pastore insieme al padre e da lì, dai campi, aveva iniziato a 9 anni. Ma il piccolo pastore attraversò il mare e approdò in Toscana, nella provincia di Arezzo. Poi, il trasferimento a Prato agli inizi degli anni ’60. Per un breve periodo si stabilì in Calvana, con il consenso dei proprietari di allora, per stare dietro a 150 pecore. La parentesi fu breve: Peppino aveva stoffa d’imprenditore. Entrò in fabbrica, iniziò a lavorare nel tessile: un destino comune a tanti immigrati dal Sud Italia. «Il giorno lavorava in fabbrica, la sera faceva l’addetto alla sorveglianza in un locale», raccontano i familiari.
Così Peppino mise il denaro da parte per farsi strada da solo, diventando uno dei primi spurghisti di Prato. Riuscì a sfondare in un settore sconosciuto all’epoca (fine anni ’70), quello della vuotatura delle fosse biologiche che una volta era un servizio pubblico. Comprò un camion usato e iniziò la sua avventura, sempre sostenuto dalla moglie Giovanna. Con lui c’era il primogenito Alessandro, scomparso nel 2016. Oggi alla Peppino Durgoni Spurghi lavorano i figli Massimo e Roberto. Che così, su Facebook, dipingono un commosso ricordo del padre. «Anni di sacrifici e di risparmi per darci una vita serena. Venuto dalla Sardegna da servo pastore ti sei fatto onore, imparando il mestiere in fabbrica e facendo anche altri lavori per non farci mancare niente. Poi sei diventato Durgoni Peppino, quello che tutti conoscono, ma per noi sei sempre stato solo il nostro Babbo».
Famoso per gli spot televisivi in onda su Tv Prato, Durgoni amava profondamente la sua Prato. E gli piaceva, ogni tanto, tornare nel verde della Calvana dove aveva iniziato la sua parabola pratese. Lontano dalla terra, le radici non si dimenticano. —
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