Sicurezza
“Talpa” in Prefettura, ecco le telefonate che lo accusano
Nuovo arresto per l’ex vice prefetto Giovanni Daveti, indagato un funzionario che si è introdotto illecitamente nella banca dati delle forze dell’ordine
PRATO
Sono tre le telefonate e altrettante le intrusioni nel Sistema d’indagine delle forze dell’ordine (Sdi) che hanno messo nei guai un dipendente della Prefettura di Prato per colpa del suo ex superiore, l’ex vice prefetto Giovanni Daveti a cui ieri è stata notificata una nuova ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari con l’accusa di accesso abusivo ai sistemi informatici, lo stesso reato per cui risulta indagato Pasquale Troise, il dipendente della Prefettura. Daveti, che era già stato arrestato a fine maggio per associazione a delinquere in concorso con un esponente della ’ndrangheta attivo in Piemonte e per questo è attualmente recluso nel carcere di Sollicciano, deve rispondere anche della più grave accusa di aver tentato di favorire la latitanza di un imprenditore col quale era in affari, Filippo Rinaldis, arrestato nel settembre di tre anni fa alla frontiera di Ventimiglia mentre cercava di procurarsi falsi documenti d’identità.
Ed è proprio per cercare informazioni sull’esecuzione di una condanna definitiva a quattro anni nei confronti dell’imprenditore Rinaldis, col quale ha in corso affari poco chiari (era appena iniziata un’inchiesta della Procura di Prato che ipotizzava un’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro), che Daveti, all’epoca vice prefetto reggente all’Isola d’Elba, il 21 agosto 2014 chiama Pasquale Troise a Prato. I due si conoscono perché nel 2004 Daveti è stato vice prefetto a Prato. Al telefono chiede a Troise una cosa che non si può fare, cioè accedere alla banca dati dello Sdi e verificare certe informazioni su Rinaldis. Il dipendente si presta a fare il favore, che non sarà l’ultimo. Il 13 gennaio 2015 Daveti chiama di nuovo Troise e lo incarica di cercare informazioni su Francesco Gravanese, un pregiudicato. E ancora il 22 settembre 2015 arriva la terza richiesta, di nuovo a proposito di Filippo Rinaldis, per capire se è già stato inserito tra le persone da ricercare dopo una condanna definitiva a quattro anni. Quelle informazioni gli serviranno per dare consigli all’amico (in quel momento in Albania) su come sfuggire alle ricerche. Una bruttissima storia di “talpe” negli uffici che dovrebbero essere il presidio della legalità e nei quali invece qualcuno ha lavorato scavando nella direzione opposta.
Il giudice per le indagini preliminari Maurizio Caivano scrive a proposito di Troise che «non poteva nutrire alcun ragionevole affidamento sulla correttezza e trasparenza della richiesta formulatagli da Daveti». In altre parole, doveva sapere che quelle cose sono vietate, non fosse altro perché se il vice prefetto fosse stato in buona fede avrebbe potuto fare quelle stesse ricerche dal proprio terminale.
Troise è stato interrogato lo scorso 16 luglio e si è giustificato dicendo di aver creduto che le richieste dell’ex superiore fossero per motivi d’ufficio. Ha aggiunto che all’epoca dei fatti non sapeva se la Prefettura di Livorno avesse ancora la possibilità di accedere alla banca dati dello Sdi e che gli risultava che alla fine del 2015 i terminali erano stati tolti (ma i fatti che gli sono contestati sono precedenti). In considerazione delle sue ammissioni, nei suoi confronti non sono scattate misure interdittive. Troise è in servizio alla Prefettura di Prato dal 1999 e nel 2010 è stato nominato cavaliere. —
PAOLO NENCIONI
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