Il Tirreno

Prato

Toccafondi si tiene le chiavi Il Comune accusa: tentata truffa

PAOLO NENCIONI

Si inasprisce il braccio di ferro sullo stadio Lungobisenzio Il presidente del Prato rifiuta di lasciare libero l’impianto

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PRATO

Le chiavi del cancello dello stadio Lungobisenzio, che ieri dovevano essere rese al Comune, sono ancora in fondo alle tasche dei pantaloni del presidente del Prato Paolo Toccafondi, che non ha alcuna intenzione di restituire l’impianto all’amministrazione comunale, cioè di rispettare l’intimazione a lasciare liberi i locali entro il 20 agosto. Ieri mattina Toccafondi si è presentato allo stadio, dove lo aspettavano due funzionari del Comune e un vigile urbano, ma le chiavi se le è rimesse in tasca e ha firmato un verbale di mancata restituzione dell’immobile. Di più: ha lasciato un cane molosso nella cuccia dove i cronisti sportivi si sono abituati a vederlo dopo le interviste di fine partita, fuori dagli spogliatoi. Dovrà tornare a dargli da mangiare, e aprirà con quelle chiavi, se nel frattempo non avranno cambiato la toppa.

Ma questa non è l’unica novità nel braccio di ferro tra Comune e Prato calcio iniziato a fine luglio. Il Comune ha fatto sapere di aver presentato un esposto in Procura contro Toccafondi nel quale si ipotizza la tentata truffa. L’esposto è andato a ingrossare il fascicolo aperto nei giorni scorsi dal procuratore Giuseppe Nicolosi per accertare, tra le altre cose, se il Comune avesse il diritto di negare la disponibilità del Lungobisenzio alla società di calcio, mossa che si è rivelata decisiva per il mancato ripescaggio del Prato in serie C.

L’avvocato Paola Tognini dell’ufficio legale del Comune spiega che all’esposto sono stati allegati una ventina di documenti sulla trattativa per la cessione del Prato alla cordata canadese rappresentata dall’avvocato Joseph Romano, documenti che, dice il Comune, non è stato facile avere. Tra questi c’è la famosa lettera d’intenti, o preliminare di vendita del 7 luglio, che prevede impegni molto gravosi per l’acquirente, ma non prevede penali. Per il Comune è una prima stranezza. Ci sono poi le copie di fideiussioni che portano la data del 12 luglio e la copia di un bonifico da un milione di euro canadesi del 24 luglio, che doveva arrivare sul conto del notaio Francesco De Luca ma che non è mai arrivato, spiega l’avvocato.

In Comune sono più che mai convinti che Toccafondi abbia accelerato la trattativa coi canadesi quando si è fatto vivo un aspirante compratore italiano, l’imprenditore Tommaso Becagli.

L’ipotesi di tentata truffa si regge sulla premessa che il vantaggio cui mirava il Prato grazie a una vendita simulata sarebbe proprio la disponibilità di un bene pubblico al quale non aveva diritto.

Ma a decidere chi vincerà il braccio di ferro, almeno sullo stadio, sarà l’interpretazione della lettera con la quale lo scorso 13 luglio il Comune concede il Lungobisenzio a Toccafondi (che il 10 maggio ne era ufficialmente uscito con una lettera di recesso) ai fini dell’iscrizione al campionato. Secondo il Comune la disponibilità era condizionata alla cessione della società; secondo Toccafondi era incondizionata. Il problema, per il Comune, è che questa condizione non è stata messa nero su bianco in quella lettera, anche perché il testo è stato predisposto dal Prato calcio e solo firmato dal sindaco.

Ora il Comune recapiterà al Prato un ordine di sgombero coattivo, da eseguire con la forza pubblica entro la settimana. Se poi il Tar, al quale il Prato ha fatto ricorso, il 12 settembre dovesse dare ragione a Toccafondi, per il Comune si prospetterebbe la beffa oltre al danno: dover rendere al privato lo stadio ristrutturato con un bel pacco di soldi pubblici. —

PAOLO NENCIONI

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