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il commercialista 

«Toccafondi ha gestito la società al meglio»

PRATONel dibattito cittadino a favore di Toccafondi o contro per la disponibilità dello stadio Lungobisenzio e il mancato ripescaggio, entra in scena anche Rodolfo Fregoli, attualmente presidente del...

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PRATO

Nel dibattito cittadino a favore di Toccafondi o contro per la disponibilità dello stadio Lungobisenzio e il mancato ripescaggio, entra in scena anche Rodolfo Fregoli, attualmente presidente del Collegio dei revisori della Lega Pro ma per 26 anni commercialista dell'Ac Prato e grande tifoso della squadra biancazzurra.

«I recenti fatti mi hanno lasciato alquanto perplesso - commenta in un anno nota inviata ai giornali - non mi spiego come ad una società che paga regolarmente gli stipendi e i connessi contributi e ritenute fiscali, insomma una mosca bianca nel panorama calcistico professionistico italiano e non solo venga impedito di partecipare al campionato che le spetta di diritto essendo il ripescaggio previsto dalle Noif e a quanto mi risulta non costituente reato per chi lo richiede. La gestione virtuosa di una società calcistica dovrebbe essere il vanto per tutti, a Prato è un reato».

Poi entra nel discorso stadio: «Stendo un velo pietoso sulla questione della durata dei lavori - continua - è quello che non mi spiego e il fatto che da una parte qualche illustre concittadino ha negato l'utilizzo dello stadio e quindi ha fatto venire meno il certo ripescaggio in serie C (dichiarandosi addolorato) e dall'altra ha speso diverse centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici nella ristrutturazione di uno stadio che sarà perlopiù inutilizzato». Sullo stadio Fregoli scrive: «In tutta questa storia ritengo che occorre fare un piccolo distinguo. Dare lo stadio in concessione è cosa ben diversa dal permettergli di svolgere le singole partite. Se la famiglia Toccafondi non viene ritenuta idonea alla gestione della struttura non vedo quale sia il problema, lo sia dia ad altri soggetto. Ovviamente vigileremo a quali condizioni. Cosa ben diversa e il non permettergli di svolgersi le partite di campionato (pagando il costo) invero condizionandone l'utilizzo allo spossessamento della proprietà della società, decretandone di fatto il declassamento. Evidentemente qualcuno ha ancora nella testa reminiscenze storiche della peggior specie». « In ultimo – conclude – ma tanto ci sarebbe da dire, ho letto recentemente un anno frase espressa da un illustre concittadino il quale ha dichiarato che tutto quanto avvenuto non sarebbe successo, questo mi pare il senso, se la proprietà avesse consegnato la squadra alla città». —

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