Il dolore
Impossibile svuotare i pozzi neri: è emergenza
Stop ai fanghi a Baciacavallo, l’allarme degli amministratori di condominio «Il rischio è che i liquami allaghino gli appartamenti dei piani più bassi»
PRATO
La storia degli spurghi che non è più possibile smaltire si presta alle facili battute sulle deiezioni umane, ma sta diventando maledettamente seria. Stiamo parlando della decisione della Gida, la società che gestisce il depuratore industriale di Baciacavallo, di non accettare più i fanghi da depurazione civile dopo una sentenza del Tar della Lombardia, dove finiva parte dei fanghi toscani, che ne ha vietato lo spargimento nei campi. Lo stop è scattato lunedì, ma sembrava che il problema fosse già stato risolto tre giorni prima, quando il presidente della Regione Enrico Rossi aveva firmato un’ordinanza nella quale si individuano quattro discariche (tra cui quella del Cassero a Pistoia) tenute a ricevere ciascuna 1.800 tonnellate al mese di fanghi provenienti dai depuratori toscani che, secondo i calcoli della Regione, ne producono in media 10.000 tonnellate al mese. Insomma, numeri alla mano, sulla carta l’ordinanza risolveva tre quarti del problema, ma evidentemente non è così, perché secondo quanto denuncia Roberto Asaro, presidente dell’Anaci, l’associazione degli amministratori di condominio di Prato e Pistoia, l’ordinanza di Rossi è stata interpretata nel senso che le discariche prendono solo i fanghi derivanti da un’emergenza, e non dalle normali svuotature di pozzi neri dei palazzi. Ecco dunque che scatta l’emergenza, perché le aziende di autospurgo, nell’incertezza, hanno smesso di vuotare i pozzi neri. Il problema riguarda soprattutto i grandi condomini. L’Anaci ne gestisce oltre 7.000 e in genere la convenzione con gli autospurghi prevede due svuotature ogni anno.
«Se il blocco dei conferimenti non si risolve - avverte Roberto Asaro - si rischia la fuoriuscita dei liquami e ingenti danni ambientali».
La prospettiva, in caso di mancata svuotatura dei pozzi neri, è che i liquami allaghino gli appartamenti, cominciando da quelli al piano terra. Teoricamente il problema riguarda anche le abitazioni a solo, ma in genere queste hanno fosse biologiche più grandi e vengono svuotate più di rado.
In Versilia hanno risolto il problema collegando gli scarichi delle abitazioni a un condotto che porta i liquami direttamente al depuratore, ma a Prato, anche se il depuratore funzionasse correttamente, questa operazione non è possibile e le svuotature periodiche sono necessarie. «Ancora non è successo l’inevitabile - commenta Roberto Asaro - Non oso immaginare che cosa potrebbe accadere se lo stallo non viene risolto».
Già lunedì la Cna Toscana aveva messo le mani avanti. «Stamani - ha spiegato in una nota l’associazione degli artigiani - salvo qualche rara eccezione, le imprese di autospurgo si sono viste precludere da parte dei centri di depurazione la possibilità di conferire i rifiuti derivanti dalla pulizia delle fognature e delle fosse settiche private. La Regione imponga ai centri di depurazione di considerare la ripresa dei conferimenti anche da parte degli autospurghi, monitorando e gestendo le situazioni di urgenza». «Se da un lato è e apprezzabile lo sforzo fatto dalla Regione, dall'altro non è accettabile che a farne le spese siano le piccole e medie imprese di trasporto». —
PAOLO NENCIONI
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