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Botta e risposta fra Cobas e Uil il giorno dopo il picchetto

Per il sindacato confederale non c’è niente di illegale all’interno della coop Giano che produce per il panificio Per i Cobas c’è discriminazione

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Sindacato contro sindacato. E chi ci rimette, in un modo o nell’altro, sono i lavoratori. Panificio Toscano, il giorno dopo il picchetto sindacale sfociato nello sgombero della polizia e nella denuncia di quattro persone.

Da una parte c’è la Uil, l’unica sigla sindacale confederale presente all’interno della cooperativa Giano che lavora in appalto per quel panificio industriale. Ha diversi iscritti al suo interno, anche tra i pachistani. «Da parte dei Si Cobas atto strumentale e ingiustificato», denuncia la Uil. Che in una nota ricostruisce la genesi del rapporto tra Panificio Toscano e coop Giano, quella che nell’agosto 2017 subentrò alla coop Panjob. Era l’agosto del 2017. «I dipendenti della cooperativa Panjob erano senza stipendio da mesi e la committente Panificio Toscano decide di appaltare ad altra coop la gestione della produzione di un prodotto d'eccellenza. La Giano entra e assume tutti i dipendenti e, con l'azienda madre, decide di salvaguardare stipendi e lavoro ai dipendenti. La Uil si mette a disposizione per il momento delicato di passaggio da una cooperativa all’ altra, con un accordo che tenesse conto non solo dei posti di lavoro ma anche degli stipendi arretrati. Da quel momento inizia una collaborazione tra sindacato e azienda. Per legge, i dipendenti nel cambio di appalto mantengono il loro posto con le proprie mansioni e il proprio stipendio. In questa azienda vengono applicati due contratti collettivi nazionali, quello della panificazione e quello dei multiservizi per la parte di confezionamento e pulizie. Nulla è fuori legge. Siamo un sindacato che ha a cuore il bene dei lavoratori e cerchiamo la via del dialogo sempre». Ma intanto ai Si Cobas (una ventina d’iscritti all’interno della coop Giano) arriva la solidarietà dei “cugini” Cobas, l’altra sigla del sindacato autonomo. E nei confronti del “padrone” ci vanno giù pesante, esprimendo solidarietà verso i lavoratori fermati dalla polizia.

«Questo episodio – scrivono – inasprisce ancora di più il clima, già fortemente teso per l’atteggiamento di totale sordità da parte della cooperativa ad aprire un tavolo di trattativa che, come Cobas, abbiamo richiesto da alcuni mesi, con la proclamazione dello stato di agitazione, quattro scioperi, un incontro con le istituzioni comunali di Collesalvetti (dove c’è l’altro sito del panificio, ndr), senza mai avere alcuna risposta concreta. La risposta della cooperativa è stata dichiaratamente ostile, con una strategia di discriminazione e provocazione culminata in due licenziamenti di iscritti Cobas. Siamo preoccupati anche per la risposta violenta delle forze dell’ordine che non hanno esitato a colpire duramente un presidio pacifico di lavoratori esasperati, la cui unica colpa è stata quella di chiedere il riconoscimento dei propri diritti».

I Cobas tuonano anche contro Unicoop Firenze: «Le responsabilità in solido del Panificio Toscano rispetto alla coop Giano arrivano fino a Unicoop Firenze, il cliente che appalta al Panificio Toscano che, a sua volta, appalta la produzione alla Giano: in questo intreccio di appalti e sub-appalti, le responsabilità di Unicoop Firenze non possono venire nascoste o negate». —

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