Il Tirreno

Prato

la protesta 

«Se chiudono questa azienda cento famiglie senza lavoro»

MARIA LARDARA
«Se chiudono questa azienda cento famiglie senza lavoro»

Quattro denunciati per il picchetto fuori dallo stabilimento del Panificio Toscano. Il marchio è distribuito da Coop. Ma non tutti i lavoratori appoggiano lo sciopero 

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PRATO. «Se chiude il panificio dove vanno a lavorare cento famiglie?». . Da 22 anni Shoaib Cheema è responsabile produzione del Panificio Toscano, anzi della cooperativa Giano che produce prodotti da forno per il noto marchio di panetteria distribuito da Unicoop Firenze, Carrefour e Pam. C’era anche lui ieri notte, fuori dai cancelli dello stabilimento in via Vannucchi, teatro di un picchetto sindacale. Cinquanta operai hanno tentato il blocco per impedire a 15 furgoni di caricare il pane e uscire per le consegne ai supermercati. Era notte fonda: l’orologio segnava le 4 quando sulla strada della zona industriale riecheggiava una sola parola, quella di “sciopero”. Sventolavano le bandiere dei Si Cobas che poche ore dopo parleranno di «intervento violento».

La Questura nega invece l’uso della forza spiegando in una nota che «50 persone hanno posto una resistenza passiva per impedire la distribuzione del pane».
Identificate quattro persone, due italiani e due pachistani: sono state condotte in Questura e rilasciate alle 8. Non sono di Prato ma si tratta di lavoratori che gravitano intorno alla coop Giano di cui risultano due stabilimenti: uno a Prato e l’altro a Collesalvetti. Ma i video del picchetto sono finiti su Facebook, compreso quello dei colleghi che si sono raccolti all'esterno della questura per chiedere la liberazione dei quattro.

Il sindacato chiede la riassunzione di due delegati sindacali licenziati tre mesi fa e il rispetto del contratto nazionale di categoria, che non è quello del “multiservizi” applicato. Cheema non ci sta. «Non è vero che i lavoratori percepiscono salari da fame, altrimenti non avrei resistito qui per oltre vent’anni. Si viaggia su uno stipendio di 1.300-1.400 euro al mese. Mi ha fatto male vedere il picchetto di stanotte (ieri, ndr) visto che ha coinvolto miei connazionali. Ma qui se si chiude si va tutti a casa».

Il 60% dei soci lavoratori della Giano arriva dal Pakistan: ci sono anche tanti egiziani e marocchini. Qui si parla una Babele di lingue tra una bozza e l’altra da impastare e sfornare. Pane toscano, manodopera straniera. Sicuramente più fragile dal punto di vista dei rapporti contrattuali. Ma per il capo reparto Cheema non è così. Non può essere però che cinquanta persone decidano di scioperare da un giorno all’altro senza un reale motivo: ieri notte i lavoratori sono arrivati con un pullman da tutta la Toscana per rivendicare i loro diritti e quelli dei colleghi che, continuavano a sfornare pane e focacce nello stabilimento. Quel pane della Coop che, per dirla con i Si Cobas, «puzza di sfruttamento». —

 

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di Redazione web