Sicurezza
«Qui i negozi ci sono ma chiudono perché si compra altrove»
Due commercianti contestano l’iniziativa di alcuni residenti che chiedono un supermercato lamentando i pochi servizi «Ci mancherebbe solo quello»
PRATO. «Il problema non sono i negozi che mancano, ma i residenti di Paperino che non li usano e li fanno chiudere». Emanuela Mati è tassativa e non ci sta a leggere che a Paperino non c'è niente, non ci sono servizi e che, secondo alcuni come il gruppo nato su facebook, ci sarebbe bisogno di un piccolo supermarket. Il forno c'è, è in via dell'Alloro da quindici anni e si tratta del panificio Cheli, quello appunto di Emanuela Mati. «A Paperino i negozi li fanno chiudere perché la gente che vive qui va in altre zone della città a fare la spesa», continua Mati. Per la precisione, comunque, ortolano e fruttivendolo non ci sono, un po' di ortaggi e frutta li tengono il panificio e un altro negozio in zona, ma la macelleria c'è. L'edicola ha avuto un altro destino: chiusa per mancanza di clienti, impossibile andare avanti con costi, spese e senza sufficienti introiti. Emanuela Mati lo precisa e diffida di chi vuol proporre soluzioni improvvisate per far rivivere le attività commerciali della frazione. «Mi si spieghi il senso del supermercato a Paperino - dice la panettiera con tono interrogativo - quanto potrà durare anche se piccolo?»
Il caso eclatante, infatti, è stato quello del mercato settimanale, il martedì, che adesso non c'è più dopo moltissimi anni. Da qualche mese, nella nuova piazza dove si trova la farmacia, il mercato ha chiuso i battenti. «Non ci andava nessuno - prosegue Mati - questa è la realtà». Al panificio Cheli di via dell'Alloro fa da riverbero l'alimentare Arturo&Fabrizio di via Rodari. Un alimentari di qualità che adesso è chiuso per ferie, ma uno dei titolari, Leonardo Pagnini, non fa attendere la sua replica: «Bisogna conoscere e vivere la frazione, il paese, prima di fare proposte che non avrebbero concretezza. Se i negozi chiudono il motivo principale è che i residenti vanno altrove a fare la spesa, per prima cosa basterebbe invertire questo costume». —
A.F..
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