Il Tirreno

Prato

Decreto dignità, l'allarme per gli industriali: "Un passo indietro per il mondo del lavoro"

Francesco Marini
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Francesco Marini

Mano tesa ai parlamentari pratesi Giorgio Silli ed Erica Mazzetti che hanno proposto un emendamento per consentire una deroga rispetto all'utilizzo dei contratti a tempo determinato

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PRATO. Quali potrebbero essere le ripercussioni del decreto dignità sul mondo dell’industria pratese? A chiederselo è Confindustria Toscana Nord che boccia l’ultimo provvedimento del governo giallo-verde. "Il decreto dignità non è un passo avanti per il mondo del lavoro italiano: è un passo indietro, perché introduce irrigidimenti che ostacolano le dinamiche delle relazioni industriali e favoriscono la precarizzazione". Così interviene Francesco Marini, coordinatore del gruppo produttori tessuti dell’associazione di via Valentini.

"Fa bene il nostro presidente confederale Vincenzo Boccia a ribadire costantemente che si sta imboccando una strada sbagliata, destinata a interferire negativamente su una ripresa dell'economia nazionale che è apprezzabile ma insufficiente. Bene quindi anche che i parlamentari pratesi Giorgio Silli ed Erica Mazzetti abbiano proposto emendamenti al provvedimento che comunque, semplicemente, non andava fatto. Dispiace che a Silli non sia stato permesso di esprimere pienamente in Parlamento la sua posizione: ha la mia solidarietà e vicinanza".

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Perché però limitare gli interventi correttivi, ora e magari in futuro, alle sole imprese terziste? "I problemi che pone il decreto investono tutte le imprese – fa notare Marini – L'obbligo di indicare le causali nei contratti fino a 24 mesi genererà conflittualità e contenziosi. La limitazione dei contratti senza causali a 12 mesi rischia di favorire il turnover dei lavoratori mentre l'aumento dei costi dei licenziamenti scoraggia le assunzioni a tempo indeterminato. Il risultato per le imprese e per i lavoratori è dunque una maggiore incertezza, con minori possibilità di creare e mantenere posti di lavoro stabili e qualitativamente soddisfacenti. E questo sebbene il manifatturiero, che a Prato ha una delle sue roccaforti, sia il macrosettore che garantisce maggiore stabilità".
La filiera pratese dunque come unica catena produttiva in cui tutti i pezzi sono collegati al suo interno. Marini conclude la lettera invitando le forze politiche a ripensare radicalmente il provvedimento, a beneficio delle imprese terziste e non.

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