Il Tirreno

Prato

Scambiato per un pedofilo e picchiato da un energumeno

Controlli dei carabinieri a Massa (archivio)
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Controlli dei carabinieri a Massa (archivio)

L’incredibile disavventura di un turista di Prato a Marina di Massa: insultato, inseguito, percosso e poi fermato dai carabinieri che però lo scagionano grazie a una telecamerina

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MASSA. L’ha inseguito, ha inveito contro di lui, lo ha pubblicamente insultato e pure picchiato. Lo ha accusato di essere un pedofilo e di aver tentato di abusare di un bambino. Tanto che è finito in caserma con il sospetto di essere davvero un pedofilo. Lui, invece, aveva semplicemente cercato un posto un po’appartato per fare pipì. E adesso chi lo ha picchiato e lo ha accusato deve rispondere di percosse di fronte al giudice.

È una vicenda incredibile, dai contorni kafkiani quella di cui è stato protagonista-vittima un settantenne pratese che da anni, in estate, trascorre le sue vacanze in un campeggio di Partaccia. Una vicenda risolta a tempo di record dai carabinieri, che hanno ben presto capito che le accuse contro di lui erano del tutto infondate.

La storia, confermata dagli uomini del nucleo radiomobile dell’Arma, la racconta al Tirreno lo stesso turista. Settanta anni ben portati, ogni tanto si concede una pedalata su di una bicicletta elettrica. E così ha fatto anche qualche giorno fa.

È in sella alla bici nella zona di via Massa Avenza (non lontano dai camping della Partaccia) quando si ferma in un piazzale semideserto. Si guarda un po’ intorno poi decide di appartarsi vicino ad un campo. Sta facendo pipì quando gli si avvicina un tale su di una Punto nera, un quarantenne, dice l’anziano. Il conducente urla contro di lui, insulta, lo accusa di aver abusato di un bambino, gli grida “pedofilo”. L’anziano, spaventato e stupito, salta sulla bicicletta e se ne va, ma l’accusatore, non contento, lo insegue con l’auto fino alla Partaccia. Qui, davanti a un bar succede il peggio perché, dopo gli insulti e le accuse di fronte a decine di turisti, arrivano anche le botte. Chi assiste alla scena alza il telefono e chiama i carabinieri che si precipitano. “Hanno preso un pedofilo”, dice qualcuno. Arriva la pattuglia del radiomobile e porta l’anziano viene portato in caserma e lì trattenuto per i dovuti accertamenti. Il turista ci mette un po’ a realizzare che lui un modo per discolparsi ce l’ha eccome, una prova inconfutabile: sul manubrio della sua bici ha una telecamerina, una di quelle che istallano i ciclisti. E quella telecamerina ha ripreso tutto.

Il pubblico ministero Marco Mansi convalida il sequestro della telecamera e dalla visione delle immagini emerge che di abusi proprio non ce ne sono stati. Né ne sono stati tentati. I carabinieri comprendono di essere di fronte a una cosa ben diversa da quella per cui erano stati chiamati. E il signore da accusato diventa vittima. Il settantenne, assistito dall’avvocato Alberto Rocca, è scagionato completamente e nei guai finisce chi quell’anziano lo ha accusato: il giudice ha convalidato il suo arresto per percosse – non per calunnia, invece – e il 31 luglio si aprirà il processo a suo carico.

«Sono ancora scosso, davvero non riesco a capire come possa essermi successa una cosa del genere», dice il settantenne ancora in vacanza alla Partaccia. Poi aggiunge: «Devo ringraziare pubblicamente i carabinieri che nel giro di quattro ore mi hanno scagionato da accuse infamanti e assolutamente false. Ma vi assicuro, non è stata davvero una cosa piacevole. Mi sembra di avere vissuto un incubo».

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