Il sindaco non si fida più: "Ci teniamo lo stadio"
Il Comune non crede all’ipotesi di cessione del Prato a Joseph Romano e fa valere la lettera di recesso consegnata dal presidente Toccafondi a maggio
PRATO. Siamo allo scontro totale tra il Comune di Prato e la famiglia Toccafondi, proprietaria del Prato calcio. All’indomani dell’annuncio del presidente Toccafondi (inibito per 20 mesi in seguito all’inchiesta sulla tratta dei baby calciatori) che la cessione della società all’imprenditore canadese Joseph Romano avverrà il 3 agosto nello studio del notaio Francesco De Luca, il sindaco Matteo Biffoni e il vice Simone Faggi hanno ribadito ieri che non hanno alcuna intenzione di rendere lo stadio Lungobisenzio al Prato fino a quando quella cessione non diventerà effettiva.
Un bel problema, perché senza la disponibilità dello stadio è a rischio anche la domanda di ripescaggio del Prato in serie C. Ma ormai è chiaro che se fino a ieri il Comune si fidava poco delle parole di Toccafondi, ora non si fida per niente e vuole vedere le carte. Biffoni e Faggi faranno dunque valere quella lettera di recesso che lo stesso Toccafondi consegnò al sindaco il 10 maggio e nella quale rinunciava all’aggiudicazione della concessione dello stadio motivandola col fatto che dopo la retrocessione in serie D l’impianto era sovradimensionato per le esigenze della squadra. Un gesto che, ha spiegato il sindaco durante una conferenza stampa, fu sollecitato dallo stesso Biffoni il giorno prima e fu visto come la prova della reale volontà di Toccafondi di vendere, dopo tanti annunci in passato che non si erano concretizzati.
Il Comune successivamente ha dato la disponibilità dello stadio al Prato per consentire l’iscrizione in serie D, ma Biffoni e Faggi dicono che è sempre stata una disponibilità condizionata alla cessione per intero della società. Una cessione che dalle stanze del Comune sembra sempre più una chimera. Giovedì sera è stata recapitata in Comune una delega a vendere il Prato all’avvocato Andrea Guarducci, dove però non si fa il nome dell’acquirente. Ieri mattina è arrivata in Comune un’altra lettera scritta dall’avvocato Franco Campagni per il Prato in cui si ripercorre la storia della trattativa (senza aggiungere niente, dicono sindaco e vice) e si rinnova la richiesta dello stadio.
Passate le 13, e dunque il termine fissato dalla Lega calcio per il deposito dei documenti necessari al ripescaggio, dal Comune è arrivato un secco no alla modifica della disponibilità condizionata. In altre parole, lo stadio potrà essere usato dal Prato, dicono Biffoni e Faggi, solo quando ci sarà la cessione della società, com’era nell’intesa di maggio.
«È curioso tutto questo attivismo nelle ultime ore - ha detto il sindaco - Questa era una questione che si doveva risolvere ben prima e ho avuto la netta impressione che non si sia voluto agevolare la nostra mediazione. Mi dicono che c’è un bonifico del 24 luglio non ancora arrivato e si continua a parlare dell’acquisto del 50% delle quote...». Tra i passaggi sospetti della vicenda Biffoni e Faggi citano anche le fideiussioni attivate dal Prato il 12 luglio senza informare il Comune e l’improvvisa accelerazione del 7 luglio con l’accordo con la cordata canadese poche ore dopo che spuntò il nome di Tommaso Becagli come possibile acquirente.
PAOLO NENCIONI.
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