Gioco
Se Benigni diventa un bersaglio per gli ultrà della politica sui social
Paolo Toccafondi
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Roberto Benigni a Forte dei Marmi per il Premio Satira 2018C'era una volta l'idillio tra l'artista e un'ampia maggioranza del Paese che lo amava per i suoi film, per i suoi successi popolari e internazionali. Poi il vento è cambiato. E l'attore-regista è diventato un obiettivo "politico" degli odiatori da tastiera
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C’era una volta l’idillio tra Roberto Benigni e un’ampia maggioranza di italiani. Film che sbriciolavano i record di incassi, apparizioni tv che facevano impennare l’audience, l’esaltante notte degli Oscar, poi le serate su Dante, gli elogi per aver portato con leggerezza la cultura nelle piazze. C’era un’onda di affetto per i suoi successi. Forse quell’affetto c’è ancora da qualche parte, ma è come coperto da una coltre di fumi mefitici di odio che ha preso il sopravvento, come dimostra un post pubblicato sulla pagina Fb del Tirreno qualche giorno fa.
Quando è cambiato il vento? Ripensandoci, cominciarono i giornali berlusconiani del duo Belpietro-Sallustri ad attaccare il Benigni avversario politico. Era di sinistra e prendeva in giro il “capo”, e tanto bastava. Poi arrivò la campagna dei 5 Stelle legata ai compensi della Rai e si saldò perfettamente con il filone di chi non lo sopportava perché era di sinistra: “comunista” e ricco. Il mix perfetto per farne il bersaglio degli odiatori del web che, nel frattempo, avevano invaso la piazza virtuale dei social.
Se poi serviva un ultimo detonatore, ecco l’accusa di essere un sostenitore di Renzi e del suo referendum costituzionale, nel momento in cui maturava il grande tonfo dell’ex premier. A quel punto c’era una coalizione da “resto del mondo” pronta a lapidare l’artista di Vergaio.
Nei commenti al post del Tirreno queste linee dell’odio si intrecciano. C’è una prima base di inesausto, insopprimibile anti-comunismo che insiste sul fatto che Benigni è ricco e “comunista”, secondo quell’immaginario “comunismo” da barzelletta indispensabile per essere eterni anti-comunisti. Se fosse possibile ragionare si potrebbe far notare che l’”avido” Benigni è uno dei pochi artisti che, per scelta, non ha mai fatto pubblicità rifiutando offerte da capogiro.
Ma chi presidia i social non vuole ragionare, preferisce schierarsi secondo i propri pregiudizi. Infatti segue l’ostilità militante contro l’uomo di sinistra ora che la politica sui social è una guerra tra bande di ultrà. “Non fa più ridire perché è un piddiota”, scrive Fabrizio Ulivi. Franca Pieroni sentenzia che “anche per Benigni la pacchia rossa è finita” e lo invita a sparire. David Chiellini prima lo insulta e poi gli manda a dire: “senza il partitello non sei nessuno”. Come se l’Oscar o la popolarità dei film fosse dovuta alla politica invece che al gradimento degli spettatori. Gabriele Bocciarelli finisce in gloria prendendo “le difese” degli italiani “che a differenza di Benigni hanno dovuto lavorare e non leggere le cazzate di Dante e chi se ne frega”. In un glorioso tafazzismo, si abbatte Benigni per punire se stessi, contenti e orgogliosi dei propri angusti confini.
Detto questo, Benigni non è un santino da venerare, ci mancherebbe. Si può ammirare o detestare. Ma perché usarlo come bersaglio per assecondare il livore social della politica? Forse è solo una cartina di tornasole, tra le tante, di quello che siamo e stiamo diventando. Però, che tristezza.
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