Il Tirreno

Prato

Parrucchieri aperti la domenica, la Cgil non ci sta: "Nessun confronto"

Maria Lardara
Parrucchieri aperti la domenica, la Cgil non ci sta: "Nessun confronto"

Il sindacato contro il Comune di Prato sulla liberalizzazione: "Facciano marcia indietro". Molte le vertenze aperte 

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PRATO. L’ultima vertenza sul suo tavolo riguarda un’apprendista parrucchiera, licenziata con il pancione. La ragazza è poi andata a bussare alla porta della Cgil per impugnare il licenziamento. Questo è uno di quei casi che porta a esempio il segretario della Filcams-Cgil pratese Alberto Santini per motivare il suo “no” alla liberalizzazione dei giorni di apertura per parrucchieri ed estetisti.

L’avrebbe ribadito senz’altro al tavolo con le associazioni di categoria (Cna e Confartigianato) e l’amministrazione comunale se ne avesse avuto la possibilità. «Ma non sapevo del provvedimento, l’ho scoperto dai giornali», protesta Santini. Il suo ufficio è tappezzato di manifesti contro la liberalizzazione delle aperture nel commercio, al grido della campagna “La festa non si vende”. Il “day after” l’annuncio da parte del Comune di voler liberalizzare i giorni di apertura dei saloni di bellezza, si alzano le barricate in Cgil.

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«L’articolo 17 del regolamento per le attività di acconciatore ed estetista – fa notare Santini – prevede che la disciplina sugli orari venga determinata con un’ordinanza del sindaco, sentite le associazioni di categoria e organizzazioni sindacali. Nessuno ci ha convocato e questo è grave. Siamo contrari al provvedimento, sia nel merito che nel metodo».

Ma non è solo una questione formale. Il tabù del lavoro festivo per acconciatori ed estetiste viene a cadere in un momento in cui il decreto “Salva Italia” è nel mirino del governo che vuole mettere un freno al lavoro nei giorni festivi, riportando l’orologio indietro di sei anni, alle regole prima della normativa Monti.

«La liberalizzazione non ha aumentato l’occupazione, bensì precarizzato ancora di più i posti di lavoro senza beneficio per i fatturati aziendali – sottolinea Santini –. Non è un caso che alcune catene stiano facendo marcia indietro».

Chi l’ha detto poi che darebbe più opportunità ai giovani la deregulation di parrucchieri ed estetisti, sia pure sotto forma di facoltà concessa agli imprenditori? «Un settore con una volatilità di personale enorme e soggetto ad alto tasso di vertenzialità, dove opera una manodopera prevalentemente femminile – dicono dalla Filcams –. Questo è il settore dove dominano gli stage e i contratti a chiamata».

Tra l’altro, il contratto collettivo nazionale prevede un impegno di 40 ore settimanali distribuito su cinque giorni, con due turni di riposo. «Si parla di aperture facoltative ma sappiamo bene che il vincolo psicologico sul dipendente è tale che difficilmente questi si rifiuta di lavorare nei festivi», sottolinea Santini che chiede al Comune di fare marcia indietro sulla liberalizzazione del settore senza firmare l’ordinanza, «nel rispetto dei ruoli e di tutte le parti interessate». A Prato e provincia le attività di parrucchieri, estetiste e tatuatori iscritte alla Camera di commercio sono circa 800.


 

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