Il Tirreno

Prato

Festa al bar Andrei Si torna al lavoro dopo lo stop «Ricorso al Tar»

Maria Lardara
Festa al bar Andrei Si torna al lavoro dopo lo stop «Ricorso al Tar»

Il locale di via Magnolfi riapre dopo la chiusura imposta  dalla questura. Ieri sera i festeggiamenti per i cento anni

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Prato

La locandina dell’aperitivo che campeggia all’ingresso contiene un moto d’orgoglio. Rende omaggio a un locale con cento anni di storia: nella foto in bianco e nero, s’intravvede la porta che una volta portava alla saletta del biliardo nel sottosuolo.
Bei tempi da ricordare, oggi ancora di più per il bar Andrei di via Magnolfi. Che ieri sera ha voluto festeggiare la riapertura dopo lo stop imposto per una settimana dalla questura, organizzando un aperitivo lungo la bella strada che conduce dal Serraglio a piazza Duomo. «Per festeggiare i clienti che ci hanno voluto bene contro quelli che ci hanno voluto male», ironizza Bruno Rosi che insieme al fratello Alessandro manda avanti lo storico bar fondato nel 1918 dal prozio Emilio, appena reduce dal fronte bellico. C’è poco da ironizzare: il bar Andrei è stato chiuso per una settimana con un provvedimento del questore per motivi di sicurezza e ordine pubblico. Ha rialzato la saracinesca ieri ma i giorni di chiusura imposti inizialmente erano dieci. «Faremo ricorso al Tar e chiederemo i danni: è stato un provvedimento ingiusto - lamenta Bruno - Da qualche mese fuori dal bar non avevamo più il giro di qualche tempo fa. La situazione è migliorata. Mica poi possiamo chiedere i documenti a chi entra ed esce dal bar. Siamo un pubblico esercizio, non un circolo privato dove serve la tessera per entrare».

Fa male al titolare Bruno quella chiusura imposta dalle forze dell’ordine. L’esercente alza le mani quando racconta che fuori dal bar la polizia avrebbe fermato un pregiudicato agli arresti domiciliari. «Ma io come facevo a saperlo? Da quando lavoro qui non siamo mai stati chiusi per ragioni di sicurezza. E dentro il bar non è mai, dico mai, successo niente. Cosa si risolvendo poi chiudendo il nostro locale? La brutta gente si sposta altrove e non si risolve il problema alla radice»». Spunta anche una luce in tutta questa vicenda perché, come hanno scritto i gestori sulla propria pagina Facebook, «la delinquenza non può vincere sull’onestà».

Così all’alba di ieri, quando il bar ha riaperto, s’è affacciata un cliente che non si vedeva più da tanti anni. «Veniva qui da ragazzo, ha voluto portarci la sua solidarietà», racconta Bruno. E come lui, tanti altri. Molte le testimonianze d’affetto e solidarietà contro quella che è stata considerata una chiusura ingiusta da più parti, dal popolo dei social network ma non solo.

C’è chi nei giorni scorsi ha pensato di attaccare dei bigliettini di solidarietà fuori dalla porta, come un cliente anonimo che ha dedicato questo pensiero ai titolari: «La vostra presenza in questa strada rende la città migliore».
Ieri sera, complice il viavai di gente in centro storico per i giovedì di “Prato my weeks”, il bar s’è affollato di tante persone. Molti vicini di casa, fra commercianti e residenti: tra loro anche Paolo Massenzi dell’associazione Recuperiamoci di via Pier Cironi. Testimonianze arrivate da chi tutti i giorni vive “in trincea” e tenta di dare un calcio a degrado, spaccio e droga, proponendo iniziative per riqualificare il quartiere. E pensare che la cosa più difficile, per il signor Bruno, è stato spiegare alla mamma 91enne ferma a casa, una che al bar ha dato tutta la vita (l’attività era stata aperta dallo zio alla fine della prima guerra mondiale), il perché di quella chiusura. «Siamo uno dei pochi bar pratesi con una storia centenaria, sempre gestito dalla stessa famiglia. Persone oneste che mettono amore e sacrificio. Non meritavamo di ricevere questo trattamento ». —



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