Il Tirreno

Prato

Centro di competenze 5G per cinema e tessile

Samuele Bartolini
Da sinistra Alessio Beltrame, Stefano Ciuoffo, Monica Barni e Matteo Biffoni
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Da sinistra Alessio Beltrame, Stefano Ciuoffo, Monica Barni e Matteo Biffoni

Sessanta milioni dal Cipe per il progetto che Prato, la Regione Toscana e la Fondazione Ugo Bordoni vogliono realizzare a partire dal 2020

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FIRENZE. Un esperimento. Di più. Un salto nel futuro col 5G per l'industria pratese del cinema&audiovisivo e del tessile. Senza tornare indietro però. E' quanto si promettono di fare Regione, Comune di Prato e Fondazione Ugo Bordoni coi 60 milioni del Cipe per la nascita di un centro di competenze 5G in città. 5G ovvero internet delle cose. Le macchine danno un contributo determinante all'animazione digitale di un film in produzione. Le macchine dialogano tra loro e realizzano un manufatto senza che l'uomo ci metta bocca. Roba dell'altro mondo? No. Roba che sta dietro l'angolo col 5G a portata di smartphone e non solo, a partire dal 2020. E Prato è tra le cinque città capofila – insieme a Milano, L'Aquila, Bari e Matera - nella sperimentazione nazionale dell'internet delle cose. Due i progetti in campo. Il cinema&audiovisivo da un lato, il tessile dall'altro. Per il cinema&audiovisivo c'è un ambizioso progetto in ponte. E' la Toscana Film Commission guidata da Stefania Ippoliti che ha contattato il regista Enzo D'Alò – quello de “La gabbianella e il gatto”, per intendersi – per realizzare a Prato un lungometraggio pieno di animazione 5G. Il progetto dovrebbe durare 4 anni. Per il tessile il 5G metterà in rete ad una velocità impressionante la produzione delle centinaia e centinaia di aziende piccole e piccolissime che costituiscono la spina dorsale dell'economia pratese. Magari su pochi prodotti “buoni” per il trend internazionale, invece di fare “mille prodotti” che faticano a “bucare” i mercati. Ecco il futuro dove sta. Ma potrebbe tornare indietro. Potrebbe scoppiare come una bolla di sapone. Dipende dai progetti che saranno messi in campo. Il Comune di Prato i 60 milioni se li deve guadagnare. Così la Regione e la Fondazione Ugo Bordoni gli daranno una mano nella elaborazione dei progetti da portare al Mise. Se tutto andrà per il verso giusto, magari non si prenderà tutti i 60 milioni, però una parte importante sì. Toccherà al sindaco di Prato Matteo Biffoni mediare coi sindaci delle altre città perché non facciano progetti fotocopia.

Oppure fare in modo che le cinque città realizzino un unico progetto di filiera e ogni città faccia il pezzo che gli spetta di un progetto condiviso da tutte. Una bella sfida, indubbiamente. E l'assessore regionale alle attività produttive Stefano Ciuoffo ne descrive le possibili magnifiche sorti: “Col 5G è come passare dall'invenzione della ruota alla Ferrrari. E ora Regione e Prato si devono rimboccare le maniche per mettere a frutto questa opportunità”. Gli fa eco la vicepresidente della Regione Monica Barni: “A Prato c'è già la manifattura digitale. Si tratta di applicare il 5G all'audiovisivo”. Mentre il sindaco di Prato Matteo Biffoni ringrazia il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio: “Ha riconosciuto che col 5G il governo precedente ha fatto un ottimo lavoro”. Ultimo il direttore della Fondazione Bordoni Alessio Beltrame: “La Fondazione avrà un ruolo operativo. A noi il compito di creare il centro delle competenze e farlo funzionare. Saremo noi a scegliere i profili professionali per mettere in rete le aziende del territorio”. Regione. Prato. Fondazione Bordoni. Tutti al lavoro per l'internet delle cose.

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