La mediatrice accusa un malore in Tribunale e finisce all’ospedale
Prato, uno dei medici arrestati conferma l’esistenza di un sistema per le visite alle pazienti cinesi senza la prenotazione al Cup
PRATO. Si è avvalsa della facoltà di non rispondere la mediatrice cinese Wu Lihua, che dagli italiani si fa chiamare Giulia, ma al termine dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Francesca Scarlatti e ai sostituti Boscagli e Gestri, titolari dell’inchiesta sui ginecologi che visitavano le donne cinesi senza prenotazione, Giulia si è sentita male ed è stata portata all’ospedale in ambulanza. Alla donna, difesa dall’avvocato Giuseppe Bonfante ed evidentemente provata dalle accuse che le vengono mosse, i magistrati avrebbero voluto chiedere il nome del medico che l’anno scorso ha somministrato a una paziente cinese, fuori dai canali ufficiali, alcune pillole abortive Ru486, l’episodio dal quale è nata l’inchiesta che ha poi portato all’arresto di quattro ginecologi dell’ospedale e di tre mediatori cinesi. Sull’identificazione di questo medico la Procura sta ancora lavorando.
Un altro medico, uno di quelli messi ai domiciliari lunedì, è stato invece sentito a lungo dai magistrati ieri. Si tratta di Simone Olivieri, difeso da Paolo Ceccherini. Secondo quanto appreso, Olivieri avrebbe confermato l’ipotesi della Procura, e cioè che le visite senza prenotazione (e con parcelle al nero) alle pazienti cinesi non sono stati episodi occasionali, ma facevano parte di un vero e proprio sistema di cui facevano parte alcuni suoi colleghi. Del resto era stato lo stesso Olivieri, intercettato il 12 marzo mentre parla col mediatore Li Jie, a dire «si sa che c’è questo sistema».
Ed è su questo sistema che si stanno appuntando le attenzioni dei sostituti Gestri e Boscagli, impegnati in una serie di interrogatori e verifiche che potrebbero portare anche a un allargamento dell’inchiesta nei prossimi giorni.
Tra gli interrogatori effettuati in queste ore c’è anche quello di Zhou Qiongying, detta Susanna, uno dei tre mediatori finiti agli arresti domiciliari, che è difesa da Tommaso Magni. La donna cinese ha risposto alle domande dei magistrati e avrebbe fornito elementi utili per lo sviluppo delle indagini. Elementi di cui al momento non si conosce la sostanza ma che potrebbero far fare un salto di qualità all’inchiesta, peraltro già incardinata lungo binari certi. —
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