Gioco
La giornata a Ginecologia inizia con un terremoto
Visite private alle pazienti cinesi in orario d’ufficio: quattro medici ai domiciliari Ecco chi sono i professionisti accusati di peculato e truffa ai danni dello Stato
PRATO. Il dottor Massimo Martorelli l’hanno aspettato alla fine del turno di notte: tre carabinieri in borghese l’hanno scortato allo spogliatoio e poi hanno atteso fuori dalla sala parto. La dottoressa Elena Busi, invece, stava facendo colazione al bar interno dell’ospedale prima di prendere servizio quando le è stata notificata l’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari nell’inchiesta sulle visite private nell’orario di servizio.
La giornata nel reparto di Ostetricia e ginecologia del Santo Stefano è iniziata così, con un cappuccino andato di traverso, perché chi in quel reparto ci lavora giura che nelle ultime settimane nessuno si era accorto che si stava indagando sulle attività dei quattro medici finiti ai domiciliari (oltre a Martorelli e Busi, Ciro Comparetto e Simone Olivieri). Una cosa però l’avevano notata. Da qualche tempo c’era un discreto via vai di donne cinesi che arrivavano di notte chiedendo soprattutto di Martorelli e Comparetto. Alcune di loro, spiegano gli inquirenti, venivano visitate con tutta calma nell’ambulatorio del “fast track”, che viene chiuso alle 20 ma è accessibile dai medici col proprio badge personale. Martorelli e Comparetto sono anche i due medici che da più tempo lavorano nel reparto. Visitano in regime di intramoenia anche al Centro Giovannini e godono di una certa stima da parte dei colleghi, così come Simone Olivieri, che in realtà si era già licenziato con decorrenza 1° settembre per intraprendere la libera professione e in questi giorni era in ferie. Elena Busi è invece quella che in gergo si definisce una “sumaista”, a contratto Sumai, una specialista originaria di Bibbiena che fa prevalentemente attività ambulatoriale e lavora anche in uno studio di via Galcianese.
Nell’ordinanza di custodia, il giudice per le indagini preliminari Scarlatti ha parlato di un «sistema endemico che comporta lo sfruttamento della cosa pubblica a fini privati di arricchimento».
«Vogliamo sperare - ha commentato il procuratore Nicolosi - che questo sia un fenomeno residuale in un sistema sanitario come quello toscano che viene giudicato tra i migliori del paese».
Ora i quattro medici accusati di truffa e peculato sono tutti sospesi ed è un problema non indifferente per il reparto, nonostante l’ottimismo professato dal primario.
Le “guardie” sono state raddoppiate e alcuni medici sono stati richiamati dalle ferie. Perché è vero che il reparto ne conta in organico 23, ma è anche vero che siamo a luglio e le vacanze estive inevitabilmente un po’ pesano sui turni.
Ma perché le pazienti cinesi, alle quali non viene contestato alcun reato, si sono rivolte ai propri connazionali mediatori per farsi visitare dai medici italiani anziché andare a uno sportello dell’Asl o telefonare al Cup? L’interpretazione data dagli inquirenti è che in qualche caso ci siano grossi ostacoli linguistici e le donne abbiano fatto tutto in buona fede, convinte di prenotare una regolare visita medica. Se l’interpretazione è corretta, c’è comunque ancora molta strada da fare nel cammino dell’integrazione, da una parte e dall’altra, perché da una parte c’è un’abissale ignoranza su come funziona il nostro sistema sanitario, dall’altra c’è chi di questa ignoranza ha approfittato per incassare esentasse. — P.N.. SERVIZIO A PAG. 9.
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