Il Tirreno

Prato

Visite private ai cinesi in orario d'ufficio: arrestati quattro ginecologi dell'ospedale

di Paolo Nencioni
Il colonnello Grandini, il sostituto Gestri, il procuratore Nicolosi e il sostituto Boscagli
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Il colonnello Grandini, il sostituto Gestri, il procuratore Nicolosi e il sostituto Boscagli

Sono tre uomini e una donna. Ai domiciliari anche tre cittadini orientali e quattro all'obbligo di firma. Le accuse contestate sono peculato e truffa aggravata ai danni dello Stato. L'Asl sospende i medici e chiederà un risarcimento

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PRATO. Quattro medici in servizio all'ospedale di Prato e tre cittadini cinesi sono stati messi agli arresti domiciliari dai carabinieri del Nucleo investigativo di Prato con le accuse a vario titolo di peculato e truffa aggravata ai danni dello Stato. Lo ha reso noto oggi, 9 luglio, il comando provinciale dell'Arma. L'ordinanza di custodia è stata firmata dal giudice per le indagini preliminari Scarlatti su richiesta della Procura. Ad altre quattro persone è stata notificata la misura dell'obbligo di firma.

Secondo le accuse, i quattro medici avrebbero effettuato visite private ai cittadini cinesi in orario di servizio e usando le strutture e i mezzi dell'Azienda sanitaria, incassando le parcelle al nero.

I quattro medici ai domiciliari (Elena Busi, Simone Olivieri, Ciro Comparetto e Massimo Martorelli) sono tutti ginecologi. Le pazienti venivano inviate ai medici dai tre mediatori (Wu Lihua, Li Jie e Zhou Qiongying) e pagavano la parcella ai mediatori, che poi ne giravano una parte ai medici. Sostanzialmente saltavano la fila, ma alle pazienti non viene contestato niente, nella convinzione che non sapessero come funziona il sistema della prenotazione delle visite.

L'Asl ha collaborato coi carabinieri, che hanno filmato i passaggi di denaro in contanti, e ha avuto il tempo di sostituire i medici messi ai domiciliari.

In totale, è stato spiegato, gli indagati nell'inchiesta dei sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli sono 18. Tra questi figurano anche altri quattro medici (di cui tre ginecologi) e un'ostetrica. Le loro posizioni sarebbero meno gravi perché coinvolti in un numero limitato di episodi, ancora da chiarire.

Ma l'inchiesta, iniziata nell'autunno del 2017, potrebbe riservare altri sviluppi. In particolare si tenterà di accertare se altri dipendenti o dirigenti dell'Azienda sanitaria erano a conoscenza della situazione e magari non l'hanno denunciata. Nell'inchiesta comunque, ha chiarito il procuratore Giuseppe Nicolosi, non è coinvolto il primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia.

Le indagini sono iniziate nell'autunno dell'anno scorso quando una giovane donne cinese si presentò in ospedale perché si era sentita male dopo aver ingerito pillole abortive. La ragazza disse di essersi rivolta a una mediatrice cinese che l'aveva accompagnata da un medico italiano che le dette le pillole. Una perizia ha poi accertato che quei medicinali potevano venire solo dal circuito ospedaliero e le intercettazioni telefoniche disposte dalla Procura hanno consentito di risalire ai medici poi finiti agli arresti domiciliari, tra cui però non figura, perché non ancora individuato, quello che fornì alla giovane cinese le pillole per l'aborto.

Nel pomeriggio l'Azienda sanitaria Toscana Centro ha annunciato che i medici arrestati sono stati sospesi. L'Asl, si legge in una nota "ha immediatamente applicato le vigenti normative e attuato la sospensione dal servizio. Nei confronti dei medesimi dipendenti è stata anche attivata l'ulteriore procedura per la valutazione della responsabilità disciplinare".

L'Azienda Sanitaria ha, inoltre, inviato la comunicazione ai rispettivi Ordini dei Medici e Chirurghi di appartenenza, sempre dei quattro dipendenti. Nel procedimento penale che sarà istaurato l'Azienda si costituirà parte civile, al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti sia patrimoniali che di lesione d'immagine.

Il direttore generale Paolo Morello Marchese ha definito i comportamenti emersi nella vicenda inaccettabili e da isolare. "Tali comportamenti sono gravissimi  e indirettamente - ha detto il direttore- recano danno alle centinaia di operatori che ogni giorno lavorano con onestà nei nostri servizi e che mi sento di tutelare in tutti i modi".

 

 

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