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Pitti 2018 fa sorridere i pratesi con la riscossa dei filati fantasia

Maria Lardara
Pitti 2018 fa sorridere i pratesi con la riscossa dei filati fantasia

Imprese di casa soddisfatte complice il trend positivo dell’export (+ 5,9%) Borsini: «Tanti europei, francesi in testa». Gualtieri: «È piaciuta l’innovazione» 

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Tanti sorrisi e qualche segno di stanchezza nell'ultimo giorno per aver fatto le ore piccole al party fiorentino dell’azienda Millefili, sede a Carpi e stabilimento a Prato. E in effetti, a questa edizione numero 83 di Pitti Filati, gli imprenditori pratesi avevano più di un motivo per festeggiare. Festa per la riscossa dei filati fantasia, cavallo di battaglia del distretto, che sono tornati in auge e hanno fatto fioccare i primi ordini per l’inverno 2019/2020. Festa per un’affluenza così massiccia che non si vedeva da qualche tempo, complice il trend positivo dell’export dei filati (a Prato +5,9% nel primo trimestre 2018, al di sopra del dato nazionale che si ferma a +2,2%). E quindi porte aperte ad americani, russi, cinesi e coreani che hanno fatto la parte del leone fra i compratori giunti quest’anno a Pitti, per un totale di cinquemila presenze (+1,5% rispetto a un anno fa).

«Abbiamo avuto tanti europei, soprattutto brand francesi: la sorpresa sono state le visite dei clienti russi, interessati ai migliori materiali, ricerca e qualità», racconta Stefano Borsini della Manifattura Igea dove sono andati molto bene i filati di alpaca declinati nella variante bouclé. A tenere alta la bandiera di Prato, alla fine dei tre giorni di kermesse, è stato anche il premio assegnato a Margot Vaaderpass (2500 euro) che ha vinto l’edizione 2018 di “Feel the Yarn”, il contest organizzato dal consorzio Promozione Filati che ha coinvolto 14 scuole di moda e 26 studenti arrivati in finale. Le creazioni firmate dalla studentessa del Royal College of Art di Londra sono state realizzate con alcuni filati dell’azienda Industria Italiana Filati. Dopo un po' di tempo, l’eccellenza pratese è tornata a bussare alla porta di molti brand, Max Mara in primis.

In effetti, i compratori del Belpaese hanno registrato una crescita del 4,5% dopo due edizioni in calo. Poco importa che la questione mohair – molti brand, in testa Zara e H&M, hanno deciso di vietare la nobile fibra dalle proprie collezioni d’abbigliamento – abbia tenuto banco fra gli stand. «Abbiamo avuto richieste di mohair in questi giorni - fa notare l'imprenditore Federico Gualtieri di Filpucci - Numerosi gli apprezzamenti per i nostri investimenti sull’innovazione responsabile e tutte le certificazioni legate alla sostenibilità». Archivia un’edizione di Pitti più che soddisfacente anche Raffaella Pinori (Pinori Filati), piacevolmente colpita dall’affluenza degli americani. «Interesse e curiosità per i nostri filati fantasia», sottolinea l'imprenditricei. Buona la performance anche per la collezione del Lanificio dell’Olivo, quella della svolta dopo che nel 2015 l’azienda di Capalle passò sotto il controllo di un fondo d’investimento. Per questa edizione di Pitti è stato calato l’asso vincente del cashmere, vera novità della collezione per l’inverno 2018/2019, reinterpretato secondo la fantasia impressa nel Dna aziendale del Lanificio dell'Olivo. —



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