Sicurezza
Performance contestata al trentennale del Pecci
Video dell’artista Ganahal mostra i blitz della polizia nelle aziende cinesi del Macrolotto. Lui denuncia: attaccato verbalmente e spintonato
PRATO. Festa di compleanno con “quasi” rissa, venerdì notte a Chinatown. Eppure era filato tutto liscio fino a dopo la mezzanotte, in piazza dell’Immaginario, con una massiccia presenza di cinesi, ma anche di pratesi italiani, ai vari eventi allestiti dall’amministrazione comunale e dal Centro Pecci per festeggiare il trentennale del museo. Ma torniamo alla “quasi” rissa, ovvero al finale.
Fra le varie iniziative, tra l’altro finanziate dalla Regione grazie al progetto “Rigenerazione pop” per una maggiore comprensione e convivenza fra i residenti nel Macrolotto zero, c’era il progetto dell’artista Rainer Ganahl, “Please, teach me Chinese – Please, teach me Italian”, con una performance finale indetta per le 21, 30 e iniziata invece dopo le 23, per “motivi tecnici “, a detta degli organizzatori, con molta gente già andata via.
L’artista austriaco, che vive e lavora a New York, dagli anni Novanta ha studiato varie lingue straniere – il russo, il coreano, il cinese, il giapponese, l’arabo – fotografando e filmando conferenze e seminari, intervistando gli autori, rielaborando e restituendo quanto appreso in originali presentazioni e installazioni multimediali. Per la festa del Pecci a Chinatown, Ganahl aveva ideato una speciale linea di tessuti, prodotta dal gruppo Marini Industrie, con cui la sartoria degli studios di “Manifatture digitali cinema”, aperta pochi mesi fa dal Comune, ha confezionato gli abiti di scena per una performance artistica ispirata alle relazioni fra lavoratori italiani.
Nel corso della sfilata, commentata dall’artista e da una ragazza cinese indicata dai Kinkaleri, che hanno collaborato all’evento, in aperto contrasto con lui, venivano mandati su un grande schermo immagini legate moda di lusso, ma anche altre con i blitz della forza dell’ordine nei laboratori cinesi, spesso non in regola con la legge, che Ganahl assicura di aver preso da “Coogle, screenshot”.
In una intervista esclusiva al Tirreno, ieri mattina, all’Hotel Flora, prima di ripartire per la Germania, l’artista austriaco denuncia di «essere stato attaccato fisicamente con le braccia, ma anche con le parole “testa di c…. o”, e di non aver reagito, perché ho provato una tensione, una paura razzista che ora voglio denunciare».
Ganahl è rimasto molto scosso: «Ho subìto una cultura barbarica e fascista, tra l’altro da persone del Comune e del Pecci», anche se assicura che «l’assessore Mangani era d’accordo con il mio progetto, che voleva far vedere che i cinesi portano ricchezza a tutta la città a tutti i livelli».
In realtà dopo la proiezione del video, accolto con divergenti reazioni dai presenti, fra cui molti addetti ai lavori, era intervenuta anche la direttrice del Centro Pecci, Cristiana Perrella, affermando che questo tipo di lavori fatti in collaborazione con altri artisti, musei, Comune, etc tra l’altro in spazi pubblici, non possono venire cambiati all’ultimo momento e all’insaputa di coloro che vi hanno lavorato. «Secondo me il nostro lavoro va affrontato con professionalità e profondità di pensiero». ha concluso Perrella.
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