Gioco
Rapinava sale slot, cuoco condannato a 4 anni di carcere
Prato, cinque i colpi messi a segno tra settembre e dicembre 2017, Così voleva recuperare i soldi che perdeva al gioco
PRATO. Il primo colpo alla sala slot Delta Game di Calenzano, e da lì in avanti una striscia di quattro rapine interrotta dai carabinieri a gennaio. “È affetto da ludopatia”, ha riconosciuto la perizia psichiatrica, e questo è il motivo che lo avrebbe spinto a rapinare le sale slot dove perdeva il denaro, giocando.
Ieri mattina Tiziano Ticci, 45enne cuoco pratese, è stato condannato dal giudice per le udienze preliminari a quattro anni di carcere. Ticci, attraverso il proprio legale, aveva scelto di avvalersi del rito abbreviato, che consente di ottenere lo sconto di un terzo della pena.
A mettere i carabinieri di Signa sulle tracce del cuoco sono state le immagini delle videocamere installate nelle sale e alle testimonianze delle vittime (alcuni dipendenti dei locali minacciati con un grosso coltello). I militari erano riusciti ad installare un sistema di localizzazione su una delle due auto (la sua e quella della moglie) usate per le rapine. In più sarebbero stati riconosciuti dai testimoni anche gli abiti ritrovati nell’abitazione.
Il cuoco era stato arrestato il 20 gennaio. Secondo gli inquirenti sono sei le rapine (di cui una tentata) compiute tra l’ottobre eil dicembre dello scorso anno, che gli avrebbero complessivamente fruttato 30mila euro.
Il 45enne, cliente abituale delle sale slot, avrebbe usato il denaro per far fronte alle difficoltà finanziarie in cui era incorso a causa del vizio per il gioco. Per tre volte avrebbe rapinato una sala di via Vittorio Emanuele, a Calenzano, riuscendo ad appropriarsi la prima volta di 5. 600 euro, poi avrebbe messo a segno colpi in una sala slot di via Pratese (a Firenze) e una in via Barberinese, a Campi Bisenzio.
Ticci è accusato di aver anche tentato di rapinare una sala giochi in via del Pratiglione, a Calenzano, il 17 ottobre 2017, dandosi però alla fuga dopo l’intervento del personale di v igilanza. Questo sarebbe stato il suo secondo “approccio” con l’attività illecita, e nonostante non gli fosse andata bene, non si è sentito scoraggiato. Ha proseguito con altri locali nei due mesi successivi.
Agiva quasi sempre a volto scoperto, muovendosi a bordo della sua auto o di quella della moglie. I carabinieri della Compagnia di Signa lo hanno identificato grazie alle immagini girate dai circuiti di videosorveglianza, e ai racconti dei dipendenti. I suoi movimenti sono stati, come detto, ricostruiti anche grazie a un antifurto con gps installato sull’auto della moglie, che ha permesso agli investigatori di collocarlo nei luoghi e nelle ore in cui sono avvenuti i colpi. Interrogato dal sostituto procuratore Francesco Sottosanti, Ticci non avrebbe mai negato le proprie responsabilità. Nei suoi confronti il tribunale di Prato ha disposto una perizia psichiatrica, che ne ha confermato la condizione di persona affetta da ludopatia. E il gioco, secondo gli inquirenti, lo ha condotto in un circolo vizioso da cui pensava di uscire riappropriandosi del denaro.
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