Il dolore
Detenuto prende a pugni due agenti e appicca il fuoco alla cella d'isolamento
Prato, l'ennesimo episodio di violenza al carcere della Dogaia denunciato dal sindacato di Polizia penitenziaria Sappe. Forza Italia: "Intervenga il ministro"
PRATO. Pugni agli agenti, fuoco nella cella di isolamento. L'ennesimo episodio di violenza al carcere pratese della Dogaia si è consumato nella serata di giovedì 21: un detenuto marocchino avrebbe preso a pugni un agente della polizia penitenziaria, per poi dare alle fiamme un materasso. A darne notizia è il sindacato autonomo di polizia penitenziaria.
Secondo Pasquale Salemme, segretario per la Toscana del sindacato, "dalle notizie acquisite, pare che il detenuto nel pomeriggio avesse ingerito una lametta privata della parte in plastica". Successivamente, approfittando dell'apertura di una porta blindata per consentire l'uscita di un compagno di cella, sarebbe uscito "spingendo con veemenza la porta contro l'agente". Raggiunto dal poliziotto gli si sarebbe scagliato contro colpendolo ripetutamente con numerosi pugni al volto.
L'attivazione dell'allarme generale e il pronto intervento di altri uomini della polizia penitenziaria hanno scongiurato ulteriori conseguenze, tuttavia durante la "fase di contenimento" un altro agente è rimasto ferito alla mano sinistra. "Per entrambi - spiega Salemme - si è reso necessario l'invio al pronto soccorso". Trasferito alla Sezione isolamento l'uomo ha proseguito le violenze incendiando un materasso, dal quale si è sprigionato un intenso fumo acre. "Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre", denuncia Donato Capece, segretario generale Sappe.
Sul caso interviene Massimo Mallegni, senatore eletto in Toscana con Forza Italia: "E' il momento di prendere una posizione decisa a favore di tutti gli agenti della polizia penitenziaria che da troppo tempo, oltre a svolgere la loro funzione di vigilanza, sono parte attiva sociale all'interno delle carceri del nostro paese. Ogni giorno rischiano la vita e questo non dobbiamo permetterlo. Il sistema attuale non può più funzionare e per farlo funzionare dobbiamo tutelare i nostri agenti se vogliamo provare a riabilitare chi vuole ancora un futuro nella nostra comunità".
"Non dobbiamo depenalizzare ma investire per costruire nuovi carceri e ristrutturare quelli esistenti ed avere il coraggio di chiudere quelli fatiscenti. Il ministro Bonafede è il caso che metta subito mano di concerto con il ministro delle Infrastrutture iniziative che vadano in questa direzione".
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