Sicurezza
Azienda cambia nome e i creditori tremano
Prato, il lanificio Tessiltime cessa e riapre costituendo l’International Textile. Operai salvi, ma ci sono fornitori che devono riscuotere anche 100.000 euro
PRATO. Piangono rifinizioni e tintorie, ma anche le tessiture non dormono sonni tranquilli. Chi deve riscuotere 50mila euro, chi il doppio o addirittura deve incassare un credito ancora più sostanzioso. C’è una lettera che fa tremare i polsi alle varie lavorazioni della filiera tessile, fra le quali realtà produttive molto strutturate nel distretto. È arrivata l’11 giugno scorso ai clienti e fornitori della Tessiltime, piccolo ma operoso lanificio pratese con sede in via Guido Guinizzelli. Azienda che non esiste più. «La società Tessiltime ha affittato alla società International Textile l’intera azienda di produzione e commercio dei tessuti – si legge fra le righe - In conseguenza del suddetto contratto, la società affittuaria subentra nei contratti stipulati per la consegna degli ordini già accettati e inevasi. L’evasione degli ordini in corso non subirà alcuna variazione o ritardo rispetto agli accordi già intervenuti».
Il timore, a sentire una delle aziende coinvolte, è che questa operazione sia un modo per lasciare il chiodo e “congelare” i pagamenti reclamati da chi ha lavorato finora con il lanificio, fornendo la materia prima o le propria lavorazione (coinvolte anche aziende del Biellese). Di certo la Tessiltime non risulta al momento in liquidazione ma l’attività del lanificio è sicuramente cessata, visto che se ne dà notizia a clienti e fornitori nella lettera firmata dall’amministratrice unica della Tessiltime srl, Daniela Gattai: l’11 giugno s’è costituita la International Textile, la società affittuaria che è legata alla stessa famiglia d’imprenditori cui faceva capo la Tessiltime e che continua a lavorare versando un canone d’affitto mensile di 500 euro. Fortuna che non ci siano state ricadute occupazionali perché il personale al lavoro è lo stesso (cinque i dipendenti, tre operai e due impiegati) della Tessiltime. Anche il capannone è il medesimo, tra Grignano e Cafaggio: cambia solo la ragione sociale. E non è poco.
Sul contratto d’affitto stipulato l’11 giugno scorso, in effetti, è messo nero su bianco il fatto che tutti i crediti e debiti pregressi vengano esclusi dall’azienda affittuaria, restando a carico dell’azienda affittante. «Per ora non si sa che fine faranno i creditori – racconta uno di loro che preferisce restare nell’anonimato – In questo modo si crea un brutto precedente nel distretto dove la prassi di chiudere e riaprire un’azienda viene imputata solo ai cinesi. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla chiusura di lanifici storici che hanno sempre pagato tutti i creditori senza confluire in altre società».
Il riferimento è a realtà prestigiose messe in liquidazione come Linea Tessile Italiana e il lanificio Caverni & Gramigni. Leggendola da un altro punto di vista, l’operazione di chiudere e riaprire un’azienda con un altro nome può aver contribuito a salvare i posti di lavoro alla Tessiltime che ha sempre prodotto tessuti di alta qualità, partecipando in passato a fiere di settore come Première Vision e Milano Unica. Il Tirreno ha provato inutilmente a contattare l’azienda nel pomeriggio di ieri, cercando di parlare sia con il titolare della International Textile (Lorenzo Meoni) che con l’ex amministratrice della Tessiltime Daniela Gattai: al momento della telefonata, i titolari risultavano assenti ma erano a conoscenza del fatto che il nostro giornale li stesse cercando.
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