La manifestazione
Inchiesta Creaf, Biffoni interrogato per cinque ore
Il sindaco, in questo caso nella in veste di presidente della Provincia si è difeso dall’accusa di cooperazione colposa in bancarotta semplice
PRATO.
«Ci tenevo ad essere trasparente e avvisare in prima persona tutti: ho ricevuto un invito a comparire come indagato per il crac del Creaf». A dirlo era stato Matteo Biffoni il 23 aprile scorso, mettendo le mani avanti sul fatto di essere tra gli indagati per la vicenda del Creaf. Martedì sera il sindaco di Prato, in questo caso nella veste di presidente della Provincia, è stato sentito in procura dal sostituto Lorenzo Boscagli, che dirige l’inchiesta. Un lungo interrogatorio durato ben cinque ore nel quale Biffoni, incalzato dalle domande del pm, si è difeso “step by step”. Il reato per il quale è indagato è quello di cooperazione colposa in bancarotta semplice per il Creaf (centro di ricerche sul tessile), la partecipata fallita nel febbraio scorso senza, di fatto, aver mai iniziato l’attività nonostante i 22 milioni di euro di soldi pubblici spesi. Era stato lo stesso Biffoni, difeso dagli avvocati Giuseppe Nicolosi e Piermatteo Lucibello, a chiedere di essere sentito dopo l’arrivo dell’avviso di garanzia con l’invito a comparire. Nell’interrogatorio Biffoni ha ripercorso la vicenda del Creaf nella periodo in cui è stato presidente della Provincia, azionista di maggioranza della società, cioè dall’ottobre del 2014 all’agosto 2016, quando la Provincia e gli altri soci del Creaf negarono un’ulteriore richiesta di finanziamento di oltre 2 milioni, costringendo l’amministratore di Creaf Laura Calciolari a presentare domanda di concordato al Tribunale. Calciolari è indacati insieme ad altre tre persone: l’ex presidente della Provincia Lamberto Gestri e gli ex presidenti del Creaf Daniele Panerati e Luca Rinfreschi. Secondo la Procura, che si fa leva anche sulla perizia di un esperto contabile, i conti del Creaf non stavano in piedi già da alcuni anni e almeno dal bilancio 2011 si sarebbero dovuti presentare i libri in tribunale. A Biffoni, ma ancor più a Gestri, viene contestato di aver ritardato la chiusura del centro ricerche, peggiorandone, di fatto il dissesto. La difesa di Biffoni punta sulla assoluta buona fede, ovvero che la scelta di non chiudere subito il Creaf non fu frutto di negligenza o una scelta politica, ma la convinzione che potesse esserci concretamente la possibilità di aprire l’attività del centro ricerca e alta formazione. Un’indagine in punta di diritto secondo la stessa procura, con il confine fra cattiva gestione politica e profilo penale difficile da stabilire. E che potrebbe concludersi con il rinvio a giudizio di tutti gli indagati come con la richiesta di archiviazione per tutti. Nei prossimi giorni sono in calendario altri interrogatori.
Francesco Albonetti
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