Sicurezza
Imprese straniere sopra quota novemila
C’è meno turnover: aumentano le ditte di cinesi, pakistani, marocchini ed albanesi, segno negativo per nigeriani e rumeni
PRATO. Avete presente quei lavori che gli italiani non vogliono più fare per lasciare il posto agli immigrati? A quest’elenco si potrebbe tranquillamente aggiungere anche il mestiere dell'imprenditore, quello che arriva dalla Cina, Albania, Nigeria, Marocco, Romania, Pakistan. E che a Prato trova un terreno fertile, complice la capacità d’attrazione che storicamente qui esercita la comunità cinese e che fa da traino anche per altre nazionalità: se è vero che la nostra provincia continua a detenere lo scettro in Italia per la concentrazione di imprenditori nati all’estero (quasi il 30% è a guida straniera: 9051 imprese su circa 30mila realtà produttive), nel 2017 l’anagrafe delle imprese straniere attive ha registrato un aumento del 2% rispetto al 2016, più contenuto rispetto al passato. Fatto sta che senza l'apporto di queste novemila realtà, così come sono state fotografate dall'ultimo rapporto della Camera di commercio, il tasso di sviluppo delle imprese attive a Prato rimarrebbe senz'altro negativo (-0,7% nel 2017 per gli italiani).
«Dati che ci portano a riflettere, soprattutto rispetto ai tassi di turnover ed età media confrontati con le imprese italiane», fa notare il presidente della Camera di commercio Luca Giusti.
I cinesi mettono radici. Per Dario Caserta, responsabile ufficio studi dell’ente camerale, il calo è fisiologico: «Siamo in presenza di dinamiche di progressive stabilizzazioni sul territorio. Quello dell’imprenditoria straniera è un fenomeno meno volatile e sempre più radicato». Meno crescita, meno iscrizioni e meno cessazioni. Eccezion fatta per i pakistani (+6,9%) e albanesi (+0,5%), i ritmi di sviluppo per le altre etnie sono più contenuti rispetto al passato: a fine 2017 il saldo delle imprese con gli occhi a mandorla era positivo (+2,9%) ma minore rispetto all’anno precedente (+4,3%). Dimezzato il trend di sviluppo delle imprese marocchine (+3,5% nel 2017, +6,1% nel 2016), saldo addirittura negativo per nigeriani (-1,3%) e rumeni (-3,4%). Imprese che nascono, vivono e muoiono nel giro di poco. Se è vero che nel 2017 ha tirato giù il bandone un migliaio di imprese (di cui 800 cinesi), nell’economia del dragone il tasso di turnover si è ridotto del 2,5% (dal 32,6% nel 2016 al 30,1% nel 2017) anche se comunque si ragiona di indici elevati rispetto alle imprese italiane, che nel 2017 hanno avuto una percentuale di turnover dell’11%.
… e diversificano. Chi l’ha detto che i cinesi sono dediti solo alle confezioni? Certo, lo zoccolo duro rimane per loro il manifatturiero (il 52% dell’intero comparto a Prato) verso il quale mantengono una spiccata vocazione imprenditoriale ma la tendenza a diversificare - in atto da anni – li spinge in settori inediti come le attività immobiliari (intermediazione) cresciute a un ritmo sostenuto, con un tasso di variazione media annua del 12,8%: erano 70 le attività collegate al mercato delle locazioni immobiliari dieci anni fa, a fine 2017 erano ben 141. Bene anche i servizi alla persona, stampa e riproduzione.
Chi vive oltre i 2 anni. Fra le imprese italiane attive, il 9,7% è nato nel biennio 2016-2017; nello stesso periodo ha visto la luce il 31,2% delle imprese cinesi e il 16,2% di altre attività con titolari non italiani. Questo dimostra ancora una volta l’intraprendenza degli imprenditori orientali. «Alla fine del 2017 quasi il 70% delle imprese cinesi aveva superato la soglia dei primi 2 anni di vita – fa notare Caserta - Fino a 5 anni fa ci si fermava ai 18 mesi».
Imprenditoria “rosa”. Le donne del Celeste Impero hanno stoffa di capitane d’impresa: a fine del 2017 erano iscritte 2800 imprenditrici, quasi la metà sul totale dei detentori di cariche, con una forte presenza nel manifatturiero e ristorazione. Chi fa impresa con passaporto non italiano è giovane: l’età media è 43 anni per la donna, 44 per l’uomo. Ci sono poi gli under 30, rappresentato dal 7,4% delle imprese straniere attive nel 2017 a fronte del 4% fra gli italiani: a lanciarsi nell’avventura imprenditoriale sono soprattutto giovani pakistani e nigeriani.
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