Attenzione
Amore a prima vista fra la Trafi e Rita Britton
La stilista inglese ha cominciato una collaborazione con la tintoria di Montemurlo. Giusti: «Con le rimanenze di filati è stato prodotto un tessuto per la sua collezione»
PRATO. «Non mi piace l'idea che una giacca non vada più bene perché è vecchia di tre anni». Piglio ecologista e anima fashion, la stilista inglese Rita Britton si lanciava in queste dichiarazioni a Milano Finanza Fashion come una perfetta paladina della moda ecosostenibile. Correva il 1998 e mai frase fu più profetica. Vent’anni dopo la fondatrice dell’etichetta d’abbigliamento “Nomad Atelier” avrebbe incontrato il tessile sostenibile di Prato scegliendo la tintoria "Trafi Creatività Tessile" per produrre una collezione d’abbigliamento invernale. E ora ci riprova. Da Prato alla contea del South Yorkshire, quella della "Trafi Creatività Tessile" è una storia costellata di esperienze virtuose all’insegna dell’economia circolare. La tintoria di Fabio Giusti e Daniele Luconi (sono anche soci del bar-museo “Victory Café”) ha fatto le valigie tre mesi fa da via del Molinuzzo (Macrolotto 1) per insediarsi in via Lavagnini a Oste di Montemurlo, rilevando l’attività dell’ex Tintoria 2000 attiva da tanti anni e acquisendone sia spazi che dipendenti.
Il progetto “Short Runs”. Tradotto in italiano, il titolo sta per “brevi tirature”. Piccole produzioni, grandi orizzonti. Il primo incontro fra Fabio Giusti e Rita Britton avviene ad Atene, nel giugno del 2017. Va in scena la conferenza annuale di “Textile & Clothing Business Labs”, progetto europeo coordinato dal Comune di Prato (l’edizione 2018 s’è svolta pochi giorni fa al Museo del Tessuto e al Centro Pecci). Lei è una stilista parecchio accreditata nell’Olimpo della moda britannica, lui è un imprenditore pratese con un occhio di riguardo per i temi della sostenibilità. Precedentemente era stato il centro tessile di Huddersfield, nel West Yorkshire, a metterli in contatto. Tra la tintoria pratese e la stilista inglese è amore a prima vista. Di recente Rita Britton ha messo in vendita nel suo sofisticato atelier di Barnsley una piccola collezione “made in Prato” con i filati di vari colori conservati nel magazzino della Trafi. «Con le rimanenze di filati – spiega Giusti - è stato prodotto un tessuto di 50 metri utilizzato per realizzare la collezione della stilista inglese. Lo spirito del progetto-pilota “Short Runs” è proprio quello di rendere possibile la sfida della produzione per piccoli lotti puntando su una dimensione di ecosostenibilità». E in effetti i fili tinti dalla "Trafi", destinati in origine alle giacenze di magazzino, hanno potuto conoscere una seconda vita e magari, perché no, anche una terza: un altro lotto sarà messo in produzione per una nuova linea della Britton.
Matrimonio fra tintorie. Grazie all’operazione andata in porto nei primi mesi del 2018,con l’acquisizione dell’ex Tintoria 2000, a Montemurlo la Trafi ha guadagnato il reparto di tintura unita di filato in matasse, una lavorazione particolarmente indicata per nobilitare le fibre pregiate come cashmere e seta oppure fibre più delicate come la viscosa. Rispetto al capannone nel Macrolotto 1 gli spazi sono aumentati (si viaggia sopra i tremila metri quadrati) e i dipendenti anche, passando da 23 a 34 (i lavoratori della Tintoria 2000 erano una decina). Nessun salvataggio di realtà produttive in crisi, solo che il vecchio titolare iniziava ad avere una certa età per andare avanti. «Stiamo ultimando i lavori del magazzino», fa sapere Giusti. E il magazzino della Trafi, ormai è chiaro, è diventato una miniera di spunti e intuizioni per i migliori fashion designers d’Europa.
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