Il Tirreno

Prato

Sequestrano una donna per un debito non pagato

Sequestrano una donna per un debito non pagato

La vittima riesce a dare l’allarme chattando con un’amica che allerta la polizia Gli aguzzini, due coniugi cinesi di 28 anni lui e 30 lei, alla fine sono stati arrestati

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PRATO. Tengono sotto sequestro una trentenne connazionale di Campi Bisenzio per un debito non riscosso. La complessa vicenda ha avuto un epilogo lunedì sera in via Rota, nel Macrolotto Zero, con l'intervento della Squadra volanti e della Squadra mobile, che hanno arrestato la coppia di coniugi cinesi, 28 lui e 30 anni lei, entrambi residenti a Prato. Il caso è in mano al sostituto procuratore Laura Canovai ed oggi è attesa la convalida del Gip. Secondo quanto raccontato dalla trentenne cinese - e da quanto gli inquirenti hanno potuto appurare attraverso una serie di messaggi inviati col cellulare dalla giovane ad un’amica e tradotti alla polizia dal fidanzato della vittima, unico a conoscere l’italiano - l'anno scorso i coniugi, che conosce da quando frequentavano le scuole in Cina, le avrebbero prestato qualche decina di migliaia di euro per poter aprire un'attivita commerciale. La donna giura di aver restituito tutto, compresi gli onerosi interessi (forse addirittura del 50%), ma la coppia non è dello stesso avviso. A mettere la polizia sulle tracce degli aguzzini è stata l’amica cinese, alla quale il fidanzato della trentenne aveva raccontato quel che stava accadendo. La avvertiva che dalle parti di Campi Bisenzio la sua fidanzata fosse stata sequestrata da due persone, pregandola di chiamare la polizia. Nell’atto di chiamare, la donna si accorgeva che sul suo telefono, sul sistema di messaggistica “We Chat” erano comparsi diversi messaggi, inoltrati proprio dal telefono dell’amica sequestrata, nei quali la trentenne raccontava di essere stata prelevata con la forza e con metodi intimidatori da una coppia di connazionali, un uomo e una donna, mentre si trovava in un’abitazione di San Donnino. Nel racconto la vittima del sequestro raccontava che i due le avevano preso con la forza il passaporto, il permesso di soggiorno e la carta d’identità e l’avrebbero poi obbligata, sempre con la forza, a seguirli a bordo della loro auto, diretta a Prato. Qui avrebbe dovuto lavorare per loro due in un esercizio commerciale estetico non meglio precisato, a titolo di risarcimento del prestito insoluto.

La ragazza, a quanto pare lasciata in possesso del proprio telefono, continuava a mandare messaggi all’amica, che a sua volta li riportava alla polizia. In un messaggio è stato descritto il modello dell’auto e la targa parziale. Quanto è bastato al personale della questura per accertare che quell’auto era intestata ad un cinese. La polizia è così risalita all’ultima posizione dell’auto, parcheggiata in via Rota al Macrolotto. Durante il controllo il proprietario, autore del sequestro, si è avvicinato ai poliziotti chiedendo spiegazioni. Ma proprio in quel momento, da un sercizio commerciale che si affaccia sulla strada, si sono sentire due donne urlare. La polizia è entrata ad ha trovato una donna cinese che schiaffeggiava una connazionale. Perquisita, la donna autrice del sequestro aveva ancora con sé in una tasca i documenti sottratti alla vittima dell’aggressione insieme al cellulare, strappato di mano alla ragazza nel momento dell’intervento degli agenti. Grazie a quel cellulare, la ragazza è stata liberata dopo poco più di due ore di sequestro. La coppia, arrestata per concorso in sequestro di persona, rapina e furto con strappo - la donna anche per resistenza a pubblico ufficiale, si trova in carcere, l’uomo a Prato, la moglie a Firenze. Da quanto hanno raccontato, sembra che i tre si conoscessero da quando frequentavano insieme le scuole in Cina.

Francesco Albonetti

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