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"Dream di Yoko Ono incuriosisce i pratesi: «A Prato c’è ancora spazio per poter sognare»
Le installazioni dell’artista giapponese si stanno diffondendo in città: c’è chi pensa che siano cartelloni pubblicitari e chi coglie lo spunto per esprimere i propri desideri
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PRATO. Laddove battevano i telai giorno e notte, la città fabbrica, ora si prova a vivere un "sogno”. “Dream”, titolo delle installazioni dell’artista statunitense di origine giapponese, Yoko Ono, (la compagna di John Lennon) messi sulle mura di via Curtatone e via Cavour e su un edificio di via Filzi. La scritta suscita impressioni diverse in una calda giornata di giugno, in una città rallentata dal giorno di festa e dal sole che anticipa l’estate. Da via Cavour, dai bastioni delle mura dell’ex ospedale, fino a via Filzi e ai giardini di via Curtatone, le installazioni di Yoko Ono (volute da Comune di Prato, Regione e Centro arte contemporanea Pecci) hanno un effetto visivo importante sulla città e sulle persone. Una cartina di torna sole di quello che si pensa e si vive a Prato, città fra le più alte in Italia a densità di immigrati, di interculturalità, di miscelazione continua fra persone di lingua e volti diversi.
Un gruppo di ragazzi e ragazze è sotto un albero a fare due chiacchiere seduti a terra, a confrontarsi e a raccontarsi fatti e vicende degli ultimi giorni. Per loro il mondo, e anche i sogni, sembrano avere colori e sfumature diverse. Lo dicono, senza nascondersi. Hanno un’età fra i 20 e i 25 anni. Il sogno “Dream” di Yoko Ono è quello della interculturalità e di popoli che vivono in pace fra di loro (Imagine di John Lennon ?), i ragazzi guardano l’arazzo sulle mura ed esprimono i loro sogni. Emanuela: «I miei sogni? Lavorare per quello che ho studiato, viaggiare tanto, sposarmi».
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Emanuela fa scienze dell’educazione e segue la Chiesa apostolica. Per Federico «andare almeno una volta in Giappone, fare il programmatore informatico, mettere su famiglia», per Gioele «andare in Scozia, starci un po’, lavorare come informatico». Su una panchina, poco distante, si fa un salto generazionale, Giuseppe Lupo, settantenne pensionato e per lui i sogni son ben chiari «che migliori la pensione e più soldi, avere salute e benessere, e stare bene, quando ci son queste cose il resto viene poi da solo», dice con flemma sotto l’ombra di un albero.
Di passaggio, due ragazzi arrivati a Prato dalla Somalia da circa 1 anno, ospiti di una struttura per profughi. Ibrahim, giovanissimo, affronta la sua timidezza e per lui guardando l’arazzo di Yoko Ono, “Dream”, il sogno è «poter studiare, iscriversi a medicina e potere fare il medico». Studiare, per questo ragazzo è, infatti, un sogno, mentre magari per tanti altri coetanei è una delle tante cose acquisite, e per Ibrahim il sogno vero «è fare un giorno il medico». In via Filzi, l’arazzo “Dream” è davanti ad un supermarket cinese, ma la signora dentro accenna poche parole di italiano. Non sa niente né perché ci sia quella scritta, e si chiede se sia una pubblicità. Nella comunità cinese, anche in via Pistoiese, nessuno sa degli arazzi di Yoko Ono, ma soprattutto non sanno neppure chi sia Yoko Ono.
Alcuni giovani ragazzi orientali chiedono e fanno domande: sono curiosi, ma non sapevano delle installazioni "Dream". A Chinatown il progetto "Dream", sembra più difficile ad avere effetti immediati. Sempre in via Curtatone, invece, Simone Giovannelli, 42 anni, ex agente immobiliare, ora in cerca di un nuovo lavoro, si ferma sul marciapiede e guarda da lontano la scritta. «I miei sogni? La fratellanza fra i popoli, lavoro e benessere, una vita più semplice e sana». Ma a Prato, c’è ancora spazio per sognare ? «Sono ottimista e direi che c’è spazio per sognare», dice Emanuela e gli fa eco Giovannelli: «Prato ha potenzialità enormi per sognare. Basta volerlo». Ma più in là in via Cavour per la giovane Irene: «Di spazio per sognare in questa città non ce n’è molto. Vorrei viaggiare in tutto il mondo, andare oltre questa città», dice la ragazza mentre attende l’arrivo dell’autobus.
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