Il Tirreno

Prato

Stalker “allontanato” dall’ex compagna

Stalker “allontanato” dall’ex compagna

Il caso raccontato al Tirreno un mese fa dalla stessa vittima. I dati choc della Procura: a Prato aperti 700 procedimenti

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PRATO. Sembravano delle banali scritte di un fidanzatino deluso lasciate sul muro e sulla porta del posto di lavoro della ex. Ma quei puntini rosa sulle “i” di “ti amo” celavano ben altri tormenti, una storia di stalking e violenza, fino alle minacce di morte. Che la vittima Sarah Cecchini, pratese di 38 anni, ha avuto il coraggio di raccontare al Tirreno uscendo alla scoperto con nome e cognome, dopo aver denunciato l’ex fidanzato che non accettava la fine della relazione. La denuncia della donna risale a meno di un mese fa, primi di maggio, ma ora è arrivato il primo provvedimento da parte dell’autorità giudiziaria. Agenti della polizia anticrimine hanno notificato all’uomo, 43 anni, la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla propria ex compagna. La vicenda si è sviluppata nei primo mesi del 2018, quando l’uomo aveva lasciato alcune scritte sui muri e sulla porta di ingresso della donna. In realtà la condotta tenuta dal quarantenne aveva ingenerato nella donna un perdurante e grave stato di ansia e di paura, con fondato timore per la propria incolumità, tanto da convincerla a denunciare tutto. Le verifiche investigative condotte inizialmente dai carabinieri hanno accertato le responsabilità dell’uomo e in questi giorni la procura ha emesso il decreto di allontanamento, eseguito dagli agenti martedì sera.

Stalking e violenze: a Prato più di un caso al giorno. Dal 1 gennaio 2017 al 30 maggio 2018, quasi un anno e mezzo, la Procura di Prato ha aperto circa 700 procedimenti su casi di violenze, stalking e maltrattamenti, la stragrande maggioranza dei quali di genere, ovvero ai danni delle donne e consumati tra familiari, fidanzati od ex. Una media impressionante di quasi un caso e mezzo al giorno. Reati che vengono commessi da italiani e stranieri: nessuna differenza culturale, etnica o religiosa. Dati riferiti dallo stesso procuratore capo Giuseppe Nicolosi. «Va detto che su 700 casi circa un terzo sono stati archiviati – dice Nicolosi - Il numero rimanente è comunque molto elevato e rappresenta un alto tasso di problematicità. Nel 10% dei casi, cinquanta in tutto, alla denuncia della vittima è seguita l’applicazione di una misura, che può essere stata custodiale, come il carcere o gli arresti domiciliari, oppure un divieto di avvicinamento, un allontanamento dalla casa familiari o, in pochi casi, un divieto di dimora». Il procuratore capo spiega che il carcere non sempre è la misura più severa in questi casi: «È comprovato che i provvedimenti in cui lo stalker viene allontanato dalle vittime sono spesso più incisivi e afflittivi del carcere o degli arresti domiciliari».

Le denunce sono aumentate rispetto a qualche anno fa e le vittime sono diventate più coraggiose. Tuttavia, come dimostra tragicamente l’omicidio-suicidio di questi giorni, ci sono ancora dei casi che sfuggono totalmente alla giustizia. «Anche se ci sono parenti o conoscenti che possono informare le forze dell’ordine, fino a quando non c’è la denuncia della parte offesa non si può procedere. Quello che mi sento di dire a cuore aperto è che, nel dubbio, è sempre meglio denunciare anche se si tratta della prima volta». La procura in questi giorni ha aggiunto un quarto pm al gruppo di lavoro che si occupa delle violenze.

Francesco Albonetti

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