Toscana
La disperazione del padre Maurizio: «Mai un’avvisaglia»
Anche la madre conferma che il ragazzo appariva sereno «Elisa lo chiamò 15 giorni fa per andare a farsi un tatuaggio»
SAN MINIATO. «È toccato a noi...». Maurizio Zini, giornalista, padre del giovane di 25 anni che ha ucciso la ex fidanzata, Elisa Amato e poi si è tolto la vita, è un uomo distrutto. Dopo una notte di dolore e ansia, ma che lasciava pur sempre aperta una debole speranza, ieri mattina, con una telefonata ricevuta dai carabinieri, si è reso conto che era tutto finito. «Si è ammazzato, si è ammazzato», sono state le uniche parole che l’uomo è riuscito a dire prima di recarsi, con il cuore in gola, nel parcheggio di via della Vecchia Fornace, circondato dal verde del bosco. Davanti ai suoi occhi la scena angosciante dell’Opel nera e dei cadaveri dei due giovani. Impossibile per i genitori di Federico Zini e per il fratello Lorenzo, anche lui rimasto a lungo in lacrime sul luogo della tragedia, capire cosa possa essere accaduto nella mente del loro amato figlio.
Dopo le 3 di notte era stata una telefonata dei carabinieri a svegliare Maurizio e la moglie. Inizialmente sembrava che fosse stata rubata l’auto di Federico. Era stata trovata a Prato, sotto casa della ex: in sosta, con i fari accesi e gli sportelli aperti. Lui, Federico, non rispondeva al cellulare. E poi nel frattempo ai carabinieri di San Miniato erano arrivati altri particolari angoscianti. Una vicina di casa della giovane poi uccisa aveva sentito alcuni colpi di pistola e avvertito le voci di una donna che chiedeva aiuto. Era stata vista la Opel nera, intestata al padre della giovane commessa, che si allontanava. Anche il padre di Elisa, che nel frattempo si era svegliato dopo tutto quel trambusto e si era reso conto che la figlia non era rincasata, aveva chiamato i carabinieri e in lacrime aveva raccontato delle sue paure. A quel punto una pattuglia dei carabinieri era già a casa degli Zini a La Catena di San Miniato, mentre la Opel veniva cercata da Prato fino alla provincia di Pisa.
«Pian piano ci siamo resi conto che poteva essere successo qualcosa di grave – continua Maurizio Zini – ma è tutto inspiegabile. Non c’erano state avvisaglie di nessun genere. So che può apparire difficile da comprendere ma è così». La voce è quella di un uomo che affronta una situazione più grande di ogni problema immaginabile. Mentre parliamo al telefono con il padre del giovane si inserisce la voce della moglie e madre di Federico. «Quindici giorni fa Elisa lo aveva chiamato per andare a farsi un tatuaggio con lui – dice la madre –. A noi non sembrava che tra di loro potessero esserci problemi particolari». E poi Federico negli ultimi giorni era contento: gli avevano rinnovato il contratto col Tuttocuoio, era stato con gli amici a festeggiare in un ristorante. Gli avevano proposto di seguire i ragazzi nelle attività estive, organizzava iniziative benefiche. Mio figlio non solo era sereno ma posso dire che era solare in questi giorni e domani (oggi, ndr) sarebbe stato il suo compleanno, aveva già telefonato ai nonni per festeggiarlo con loro. Sì – si dispera –: non c’era stata alcuna avvisaglia».
L’altra sera Federico si è preparato ed è uscito salutando come al solito. «Ci vediamo dopo». Tranquillo in apparenza. Ma con sé aveva la pistola che ha usato per uccidere. I genitori non sapevano che Federico avesse acquistato un’arma per uso sportivo, per andare al poligono a Pontedera. «Non lo sapevamo – dice il padre – ora ci è stato detto che era stato un amico a consigliargli di andare al poligono, anche per sfogarsi un po’».Probabilmente Federico aveva imparato, già da quando aveva avuto un grave infortunio di gioco che gli aveva tagliato le speranze di una carriera nel mondo del calcio, a tenersi le angosce dentro. Sicuramente per chi conosce la ragazza la loro storia era finita. «Quando Federico era andato a giocare in Mongolia, si era interrotta la convivenza. Ma continuavano a vedersi». Elisa, però, di riprendere una relazione sentimentale non voleva saperne. E questo lentamente, giorno dopo giorno, ha armato la mano del calciatore.
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