Il Tirreno

Prato

Artigianato col segno più ma manca la manodopera

di Maria Lardara
Artigianato col segno più ma manca la manodopera

Un questionario di Confartigianato per scoprire le figure professionali  diventate introvabili e per le quali c’è bisogno di organizzare corsi di formazione 

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PRATO. Alla fine quel profilo l’ha trovato. Ma ci sono voluti diversi mesi e svariati colloqui. Poi, l’ex assistente di tessitura, espulso dieci anni fa dalla crisi del distretto e nel frattempo “riciclatosi” come camionista, è tornato al suo primo amore: il telaio. Ma Luca Giusti, presidente di Confartigianato Prato e titolare della Macotex Progress, cerca ancora per la sua azienda altre due figure. E non è facile. Perché l’artigianato cresce (+4,3 nel primo trimestre del 2018, secondo i dati nazionali Istat) ma fatica a trovare manodopera specializzata. Due mondi che non si incontrano: artigiani disposti a insegnare un mestiere e pronti ad assumere, anche a tempo indeterminato, dall’altra giovani in cerca di lavoro ma poco attratti da mestieri tradizionali e manuali. E il ricambio generazionale che si fa desiderare.

Così, quasi un giorno sì e uno no, arrivano agli uffici di Confartigianato le telefonate di associati che non riescono a trovare personale. Per questo motivo l’associazione di categoria sta avviando una ricognizione interna alle sue 12 categorie per fotografare in modo puntuale le professionalità più difficili da reperire sul mercato del lavoro. Un campione rappresentativo di imprese (circa un migliaio, su 3300 associati) sarà presto “interrogato” con tanto di questionario sulle figure professionali che mancano in fabbrica facendo emergere, rispetto a queste ultime, gli specifici fabbisogni formativi. «Percorsi come quelli dell’alternanza scuola-lavoro funzionerebbero se finalizzati all’assunzione e non al ritorno sui banchi dei ragazzi – fa notare il presidente Giusti - D’altronde, quando tre anni fa fu presentata in Camera di Commercio la mappatura della filiera pratese si sapeva che sarebbero emerse prima o poi queste criticità sul piano occupazionale. Ma il problema non riguarda solo il tessile.

Anche altre categorie come gli impiantisti e meccanotessili hanno difficoltà». La fase di ricognizione terminerà verso ottobre. E poi? L’idea di Confartigianato è quella di mettere in piedi una scuola dei mestieri in funzione delle esigenze delle imprese colmando il vuoto che, a livello di formazione professionale, è venuto a crearsi a Prato per via della prolungata situazione di stallo della Fil che confluirà nell’agenzia regionale del lavoro. Una risposta arriva già dall’istituto professionale Marconi con cui Confartigianato collabora. Se nel comparto moda mancano all’appello orditori, roccatori, tessitori, specchisti, sarti, l’impiantistica avrebbe tanto bisogno di termoidraulici ed elettricisti.

Ma uno dei lavori “dimenticati”, stando alle segnalazioni raccolte da Confartigianato, è anche quello del panettiere. Già, quello che deve lavorare di notte per sfornare pane e focacce all’alba. «Dalla rilevazione potrebbe emergere anche un bisogno di riqualificazione professionale per chi proviene da altri settori – fa notare Marco Pieragnoli, responsabile categorie di Confartigianato Prato - I percorsi di formazione saranno costruiti in base ai risultati del questionario». La scuola dei mestieri coinvolgerà altri partner del territorio. Recentemente sono stati il Pin e Adecco Italia a organizzare il corso “Tessitore contemporaneo” per 10 giovani aspiranti tessitori. Qualcosa si muove sul terreno della formazione.
 

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