Toscana
Si ribaltò con l'auto e disse che al volante c'era l'amico morto: condannato
La Corte d'appello ha confermato la colpevolezza di un pratese di 38 anni accusato di omicidio colposo per un incidente accaduto sette anni fa alle porte di Pistoia
PRATO. La Corte d'appello di Firenze ha confermato la condanna a due anni di reclusione nei confronti di Jeremy Baroni, un uomo pratese di 38 anni, che era accusato di omicidio colposo in relazione alla morte di un amico, Luca Santarini, 26 anni, di Calenzano, in un incidente stradale accaduto la notte del 2 giugno 2011 alle porte di Pistoia.
La particolarità del processo consiste nel fatto che l'imputato aveva dichiarato che al volante della Mazda 5 decapottabile che si ribaltò su un terrapieno c'era l'amico e che lui, Baroni, si trovava sul sedile del passeggero (anche se la Mazda era di sua proprietà). Se fosse passata questa tesi, che la vittima non poteva smentire, nessuno ovviamente avrebbe potuto accusarlo di omicidio colposo. Ma una perizia genetica sulle tracce di sangue trovate sull'air bag e le consulenze mediche sulle lesioni riportate (consulenze peraltro di segno opposto) hanno convinto i giudici che le affermazioni di Baroni non erano vere. Per questo la Corte d'appello ha confermato la sentenza di primo grado condannando l'imputato a due anni (pena sospesa). I genitori di Santarini non si sono costituiti parte civile e si sono affidati a una causa civile per il risarcimento danni. Una provvisionale di 10.000 euro ciascuno è stata assegnata ai nonni della vittima, assistiti dall'avvocato Maurizio Briganti.
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