Il Tirreno

Prato

Forno crematorio a Poggio o Montemurlo

Forno crematorio a Poggio o Montemurlo

Una società che fa capo a Confindustria sarebbe disposta a finanziarlo dopo il no di Prato a un impianto nel Macrolotto

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PRATO. Sempre più pratesi scelgono di farsi cremare. E ogni anno i numeri salgono. Nel 2017 le cremazioni sono state 973, pari al 45% dei defunti del territorio pratese. Ma ad oggi manca ancora a Prato un tempio crematorio, costringendo così il trasporto delle salme nei forni crematori più vicini, ovvero Firenze, Pistoia, Arezzo e Livorno. Da pochi giorni c’è stato il cambio di guardia alla presidenza della Socrem, la società per la cremazione. Al posto di Franco Lotti è stato nominato Alessandro Tacconi che era un consigliere della società. «Purtroppo – esordisce il neo presidente – la delusione per la mancanza di un forno crematorio mi viene lasciata in eredità da Lotti che è stato alla guida della Socrem pratese per 12 anni. L’obiettivo principale era, e rimane, la realizzazione del tempio crematorio perché aumentano quanti vogliono essere cremati e non avendo a disposizione un impianto le salme devono essere portate in altre città». Questo significa aumento dei costi a carico dei familiari, come per il trasporto del defunto da un territorio all’altro. E poi le attese che a volte capita siano piuttosto lunghe e nel momento del lutto non sono per nulla piacevoli. «Attualmente si parla di 10 giorni prima di poter portare un defunto al tempio crematorio delle altre città – spiega Alessandro Tacconi – Ci sono stati periodi in cui l’attesa è stata minore ma altri in cui si parla anche di due settimane. Noi come Socrem – aggiunge il presidente – ci facciamo carico delle volontà del defunto quando è ancora in vita che opta appunto per la cremazione, poi spetta all’agenzia funebre occuparsi del trasporto al crematorio». Il progetto presentato dalla Socrem per la realizzazione del crematorio a Prato prevedeva la costruzione della struttura al Macrolotto 2. «Ma l’ipotesi – commenta Tacconi – è stata bocciata dall’amministrazione comunale per questioni ambientali. Ora ci stiamo indirizzando verso altre zone limitrofe che sono nei Comuni di Poggio a Caiano e Montemurlo ed a breve ci sarà un incontro con i sindaci delle due cittadine. Un progetto che sarebbe finanziato da Pratoinvest che fa capo a Confindustria».

Intanto, Tacconi spiega come la cremazione sia sempre più diffusa non solo a Prato ma in generale. «Come Socrem – racconta – raccogliamo la volontà di chi sceglie la cremazione. Attualmente abbiamo 1.300 richieste. Attraverso un apposito modulo vengono messe nero su bianco le proprie volontà e se le ceneri dovranno essere conservate a casa presso un familiare, al cimitero oppure disperse ovviamente rispettando, in questo caso, quanto previsto dalla legge in materia». Ed è pressoché uguale il numero di quanti vogliono che le ceneri siano disperse (c’è chi desidera farle spargere sui monti, chi invece vuole per l’ultimo viaggio il rumore del mare) e di chi preferisce che siano conservate all’interno di un’urna. Sono soprattutto persone anziane quelle che si recano presso gli uffici della Socrem in via Santa Trinita per rilasciare le loro volontà circa la propria cremazione ma non mancano casi di soggetti più giovani. Il nuovo presidente Alessandro Tacconi pensa poi ad un’idea, ovvero capire se attraverso la Socrem sia possibile far redigere il testamento biologico. «Ma la cosa – termina – deve essere prima approfondita sia negli uffici comunali sia con un medico esperto della cosa e capire se possiamo dare anche questo servizio». Per la realizzazione del tempio crematorio la Socrem sta raccogliendo le firme (al momento sono diverse centinaia) presso le associazioni di volontariato.

Azelio Biagioni

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