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Prato

Prato, salgono a nove gli indagati nell’inchiesta sul Creaf

Lo scatolone vuoto del Creaf: ha inghiottito oltre 20 milioni di euro
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Lo scatolone vuoto del Creaf: ha inghiottito oltre 20 milioni di euro

Indagini chiuse: oltre agli amministratori ci sono i revisori e due membri del Cda. Ipotesi dell’accusa: il fallimento ritardato di 5 anni provocò un danno di 6 milioni

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PRATO. Salgono a nove gli indagati nell’inchiesta sul Centro di ricerca e alta formazione (Creaf), il capannone di via Galcianese che ha inghiottito oltre 20 milioni di euro di soldi pubblici senza mai vedere la luce e per il quale si ipotizza la bancarotta.

Un paio di giorni fa il sostituto procuratore Lorenzo Boscagli, titolare dell’inchiesta, ha inviato alle parti l’avviso di chiusura indagini dopo oltre due anni di accertamenti sui conti della società fallita. E l’elenco degli indagati è praticamente raddoppiato rispetto a quello di cui si era a conoscenza finora. Oltre agli ex amministratori Luca Rinfreschi, Laura Calciolari, Lamberto Gestri e il sindaco Matteo Biffoni (ma in qualità di presidente della Provincia), ne fanno parte infatti due membri del consiglio di amministrazione e i tre revisori contabili nel periodo interessato dall’inchiesta. Si tratta di Veronica Melani e Gianmario Bacca membri del consiglio di amministrazione, Massimo Longini, Massimo Picchi e Marco Bini componenti del collegio sindacale.

 

Archiviata la posizione di Daniele Panerati.

Non è detto che tutti finiranno davanti al giudice. L’avviso di chiusura indagini è un atto che dà agli indagati 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati e spiegare le loro ragioni o presentare una memoria difensiva. Se il magistrato si convince che l’indagato non ha responsabilità penali può chiedere l’archiviazione del procedimento nei suoi confronti.

Il reato ipotizzato per tutti è la bancarotta semplice e dunque non si andrà davanti al Tribunale in composizione collegiale ma sarà il giudice monocratico a fare il processo.

In sostanza la Procura contesta agli indagati di aver tergiversato, di non aver fatto bene il loro lavoro di amministratori ritardando di ben cinque anni l’istanza di fallimento. Secondo i magistrati il progetto Creaf doveva essere chiuso già nel 2011, mentre l’istanza fu presentata dall’amministratrice Calciolari nell’estate 2016, provocando un danno di 6 milioni di euro. E probabilmente fu presentata perché già dal mese di aprile, con la perquisizione della guardia di finanza negli uffici della Provincia, si era avuta notizia dell’inchiesta sullo spreco di soldi pubblici nel calderone del Creaf, altrimenti chissà quanto sarebbe andata avanti ancora la storia.

Ora, dopo due anni di accertamenti e perizie (tra cui quella sul capannone di via Galcianese, che ha evidenziato una sopravvalutazione dell’immobile) l’inchiesta arriva finalmente al capolinea e forse presto anche davanti a un giudice con la citazione diretta. Non prima di un mese, si prevede. (p.n.)


 

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