Il Tirreno

Prato

Affitti, niente autocertificazioni Crollano i contributi a stranieri

di Giuseppe Boi
Affitti, niente autocertificazioni Crollano i contributi a stranieri

Il Comune applica la norma del decreto mille-proroghe e i sostegni agli immigrati passano da 323 a 13 «Nessuna discriminazione, ma per partecipare serve un certificato del consolato del proprio paese»

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PRATO. Nel 2016 erano 502. Nel 2017 sono diventati appena 13. Sono i contributi per gli affitti erogati ai cittadini stranieri dal Comune di Prato. Crollo dell’immigrazione? Una improvvisa ricchezza che ha portato gli immigrati a non chiedere più aiuto? Nulla di tutto ciò. La giunta Biffoni ha deciso di non accettare autocertificazioni patrimoniali dai cittadini non italiani. E il numero dei contributi elargiti agli stranieri è letteralmente crollato.

«Sarà contento Salvini», commenta ironica Monia Faltoni, assessore al Bilancio e alla programmazione finanziaria. «Ma noi non facciamo nessuna discriminazione, applichiamo la legge», aggiunge subito. E Luigi Biancalani, assessore alla Salute e alle politiche sociali, ossia chi materialmente gestisce l’assegnazione dei contributi per gli affitti a chi è in difficoltà, spiega il resto: «Abbiamo semplicemente applicato la legge: i cittadini stranieri che hanno diritto e bisogno dell’aiuto per pagare l’affitto possono sempre presentare domanda e ricevere il contributo, ma devono dimostrare e certificare la loro situazione patrimoniale».

Ed è proprio la verifica dei requisiti ad aver causato il crollo dei contributi per gli affitti erogati ai cittadini stranieri. O meglio, il Comune di Prato ha reso più “stringenti” le certificazioni necessarie per presentare le domande. Il tutto nel rispetto delle norme esistenti ma nell’ambito di una vera e propria «operazione legalità». «Abbiamo applicato a queste domande quanto stabilito per il decreto mille-proroghe – spiega Faltoni –. In una delle norme previste nel pacchetto che, ogni anno, viene varato dal parlamento a fine anno, c’è quella che non consente ai cittadini stranieri di presentare le autocertificazioni».

«Non abbiamo, va sottolineato, negato contributi a cittadini che ne hanno bisogno – spiega Biancalani –: gli stranieri che sono residenti continuativamente in Toscana da almeno 5 anni, o che lo sono in Italia da 10, possono presentare domanda e ottenere gli aiuti, ma per essere ammessi alla graduatoria devono presentare non un autocertificazione, bensì un attestato in lingua italiana rilasciato dall’ambasciata o dal consolato. Insomma, abbiamo richiesto un documento ufficiale che certifichi lo stato patrimoniale dei cittadini stranieri che richiedono il contributo per gli affitti».

E il risultato di questa «verifica a monte» si è subito visto. Nel 2016 gli immigrati residenti a Prato hanno presentato 602 domande per aiuti a pagare l’affitto, quelle accettate sono state 523, mentre quelle che hanno ottenuto il sostegno economico sono state 323. Nel 2017, anno dello stop alle autocertificazioni, i numeri cambiano radicalmente: le domande presentate sono state appena 182, quelle ammesse in graduatoria appena 18 e quelle che hanno ottenuto il contributo solo 13.

Se da una parte lo stop alle autocertificazioni ha messo all’angolo i “furbetti”, è altrettanto chiaro che ottenere un certificato dell’ambasciata ha un costo e costringe a procedure burocratiche complesse. Una cosa che il Comune ha ben chiaro: «Molte domande non sono state presentate anche per questo motivo», ammette Biancalani ma Faltoni sottolinea come si sia trattato di un’operazione non discriminatoria ma di eguaglianza: «Chi presenta un’autocertificazione falsa rischia una denuncia penale. Per i cittadini italiani siamo in grado di effettuare le verifiche necessarie, per gli stranieri farlo è impossibile».

«Non vogliamo discriminare nessuno, applichiamo solo le norme esistenti», sottolineano ancora una volta sia Biancalani sia Faltoni che però non intendono certo fare un passo indietro. Quest’anno il fondo per il contributo affitti passa da 166mila a 366mila euro (vedi articolo a destra) per venire incontro a chi è in difficoltà. Ma per accedervi i cittadini stranieri dovranno ancora presentare un certificato sulla situazione patrimoniale rilasciato dalla loro ambasciata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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