Il Tirreno

Prato

Tumore al seno, a Prato il casco anti caduta capelli

Maria Lardara
Tumore al seno, a Prato il casco anti caduta capelli

La sperimentazione parte fra qualche mese. Trattate ogni giorno al day hospital oncologico del Santo Stefano quattro pazienti sotto chemio

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PRATO. «Davvero, non c’è un modo per evitare di perdere i miei capelli?». Domande così ti spiazzano, ti gelano il sangue. Ti fanno questo effetto anche se indossi un camice bianco da tanti anni e hai sentito risuonare quell’interrogativo tante volte. Ma lei, l‘oncologa Laura Biganzoli che coordina il centro di senologia di Prato una risposta deve sempre darla a chi le sta di fronte, negli ambulatori al primo piano dell’ospedale Santo Stefano. Da donna a donna. E non può che essere negativa perché, almeno per il momento, non c’è modo di evitare l’alopecia (la diminuzione e perdita di capelli) durante la chemioterapia per il cancro al seno. L’incubo di svegliarsi, guardarsi allo specchio e non riconoscersi più.

Un colpo al cuore e alla femminilità, il rischio di perdere la propria identità, che si aggiungono allo choc per la malattia. Ciocche che vengono giù e rimangono in mano come fiori appassiti. Ma dopo l’estate la dottoressa Biganzoli potrà dare una nuova speranza - e una nuova risposta - alle sue pazienti quando dovrà spiegare loro i protocolli da affrontare. Arriverà all’ospedale di Prato il casco “salva capelli”, un dispositivo in grado di ridurre la perdita di capelli durante la chemioterapia: la caduta è ridotta del 50-60%.

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PRIMI IN TOSCANA

Il Day hospital oncologico pratese sarà il primo centro in Toscana a utilizzare questo casco refrigerante che riduce uno degli effetti collaterali più impattanti della chemioterapia. «La decisione di dotarsi di questa strumentazione - spiega Laura Biganzoli - nasce da un approccio di trattamento orientato più a curare la persona che la malattia, offrendo presidi in grado di migliorare la qualità della vita». E la migliora il casco refrigerante perché può veramente salvare i capelli delle donne con tumore al seno che affrontano la chemio. Ma in futuro potrebbero trarne giovamento anche le donne con un carcinoma ovarico. In un caso o nell’altro, si tratta di patologie trattate con chemioterapici che agiscono colpendo in modo aggressivo le cellule tumorali, aggredendo spesso anche le cellule sane, come quelle che compongono i follicoli dei capelli.

L’IMPATTO

«Abbiamo una percentuale di donne che rifiutano la chemioterapia per paura di perdere i capelli - riprende Laura Biganzoli – Ma la presenza di strumenti che possano ridurre questo disagio è sempre più nota: per il futuro ci aspettiamo una maggiore domanda». I segni dell’alopecia si notano già alla prima seduta di chemio: generalmente al secondo ciclo (una seduta ogni 14 o 21 giorni), la donna perde tutti i capelli. E il trattamento, in tutto, dura dai quattro ai sei mesi.

DOVE SI USA GIÀ LA CUFFIA

Il dispositivo che salva i capelli dalla chemio è oggi impiegato in 11 ospedali italiani: il Perrino (Brindisi), il policlinico Gemelli (Roma), il presidio ospedaliero Santa Croce (Fano), l’ospedale Infermi (Rimini), l’Istituto oncologico veneto (Padova), l’ospedale Maggiore (Trieste), la Fondazione poliambulanza e gli Spedali Civili (Brescia), l’istituto europeo di oncologia (Milano), ospedale Sant’Anna di Torino e ospedale Umberto I di Lugo (Ravenna). «Sul mercato esistono due modelli diversi e ugualmente efficaci approvati nel 2015 dall’ente Fda (Food and Drug Administration, ndr), che autorizza la commercializzazione di nuovi farmaci e dispositivi medici. Non possiamo garantire l’efficacia al 100% della cuffia perché dipende dai regimi chemioterapici adottati: il casco refrigerante rappresenta comunque un bel passo in avanti. Per il nostro Day hospital oncologico abbiamo scelto di orientarci sul modello più all’avanguardia, quello che consente l’utilizzo di 2 postazioni». Il costo è di 75mila euro.

CHI PUÓ USARLO

Inizialmente il casco sarà utilizzato da donne con tumore al seno al primo o secondo stadio, in terapia adiuvante. Di fatto, pazienti che si sottopongono a chemioterapia a scopo preventivo: a Prato si registrano in media 250 nuovi casi di carcinoma mammario all’anno. Al casco si accede gratuitamente, su richiesta delle pazienti che sono inserite in specifici protocolli riservati ai malati oncologici.

COME FUNZIONA

A una prima occhiata, il casco somiglia un po’ a una cuffia da nuoto o a un casco per la messa in piega dal parrucchiere. Solo che, a differenza di quest’ultimo, non sprigiona calore, bensì freddo. Collegata a un apposito macchinario, la cuffia in silicone raggiunge una temperatura di circa 3 gradi raffreddando i vasi sanguigni del cuoio capelluto. In pratica, durante l’infusione si blocca la circolazione sulla testa e diminuisce conseguentemente la quantità di farmaco che penetra nei bulbi piliferi, riducendo così la perdita dei capelli. «Il casco refrigerante – spiega Laura Biganzoli - viene fatto indossare almeno mezz’ora prima e un’ora dopo rispetto ai tempi dell’infusione del farmaco».

OGNI GIORNO 4 PERSONE

Il Day hospital oncologico del Santo Stefano è il luogo della cura e della speranza: da qui quotidianamente passano 60 persone per sottoporsi a chemioterapia. Tra qualche mese 4 pazienti al giorno potranno utilizzare il casco grazie alla doppia postazione in dotazione allo strumento. Di certo l’introduzione di questo dispositivo porterà a rivedere l’organizzazione del lavoro in base ai tempi di utilizzo della cuffia. «Ne stiamo discutendo in questo periodo – dice Laura Biganzoli – programmando anche la formazione del personale infermieristico».

CENTRO ALL’AVANGUARDIA

La cuffia si sperimenta a Prato perché la città ha sempre ospitato un centro all’avanguardia per l’oncologia, guidato da Angelo Di Leo, medico e ricercatore di fama internazionale. Qui esiste la Fondazione “Sandra Pitigliani” che ha dato un contributo importante allo sviluppo dell’oncologia. Suo è il progetto dell’acquisto del casco refrigerante, causa sposata dai club service locali he hanno organizzato una cena di beneficenza il 12 aprile a Prato alla quale ha partecipato l’assessora regionale alla Sanità, Stefania Saccardi: in una sola serata sono stati raccolti 30mila euro che si sommano a 20mila messi a disposizione dalla Fondazione. Mancano 25mila euro ma in oncologia sono certi che arriveranno presto.

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