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Prato

Lavori insicuri e precari L’altolà del sindacato

Lavori insicuri e precari L’altolà del sindacato

Tremila manifestanti al corteo del Primo maggio. Da Susanna Camusso (Cgil) l’avviso ai partiti: «Questo paese non si merita di andare a elezioni anticipate»

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PRATO. L’avviso ai partiti è arrivato alla fine del comizio: «Questo paese non si merita di andare a elezioni anticipate, ci vuole responsabilità». Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, ha concluso così il suo intervento di fronte a una piazza Duomo gremita per la manifestazione nazionale del Primo maggio, quest’anno ospitata da Prato (3.000 partecipanti secondo la Questura). Nelle parole della segretaria è sembrato di cogliere una sollecitazione al dialogo tra Pd e M5S. L’aveva preceduta durante il corteo Annamaria Furlan, segretaria della Cisl: «Ha ragione Mattarella quando chiede responsabilità e anche un po’ di generosità dei partiti. Spero che ci sia un’accelerazione nella formazione dell’esecutivo dovuta al senso di responsabilità». Ma l’attualità politica non è stata al centro della manifestazione, anche se ha visto la presenza del segretario reggente del Pd Maurizio Martina, presenza forse non casuale viste le tensioni interne del partito (l’anno scorso Matteo Renzi, reduce dalla vittoria alle primarie, rimase a casa a riposarsi).

Quest’anno il tema della manifestazione era la sicurezza sui luoghi di lavoro e le parole più incisive sono arrivate da Marlena Stesik, delegata sindacale Cgil della Sodexo, che fa le pulizie all’ospedale Cisanello di Pisa. «Pretendono chi si lavori fino a 67-70 anni – ha detto – Si è mai chiesta la Fornero quali sono le nostre condizioni di lavoro? Si è mai chiesta se una donna che si alza alle 6 per portare a casa 500 euro può lavorare fino a 67-70 anni? Ci chiedono flessibilità infinita e dobbiamo cambiare cinque o sei luoghi di lavoro, ogni volta che cambia un appalto rischiamo di perdere i nostri diritti. La maggior parte di noi sono part time, i più fortunati hanno un lavoro a temo indeterminato».

In una città come Prato dove lavorano decine di migliaia di operai cinesi, la presenza orientale in piazza come al solito era quasi nulla, fatta eccezione per una delegazione della “Borse & Borse” di Campi Bisenzio dove il sindacato è riuscito a eleggere due delegati. Un problema ben presente al sindaco di Prato Matteo Biffoni: «L’unica soluzione è insistere. Ho sempre denunciato la difficoltà di relazione con la comunità, e il Consolato non ci aiuta, ma dobbiamo continuare a parlare con loro assumendoci anche dei rischi, e coinvolgere i ragazzi a partire dalle scuole. E ovviamente andare avanti coi controlli, che hanno dato buoni risultati. Le violazioni oggettivamente stanno diminuendo, anche se non ci si può dire ancora soddisfatti».

Più tardi, durante l’intervento in piazza, lo stesso Biffoni dopo aver ricordato la strage della Teresa Moda (1° dicembre 2013, sette operai cinesi morti) ha detto che «la sicurezza non è negoziabile» e ha citato alcuni numeri: «8.257 aziende (cinesi, ndr) controllate in tre anni, 13 milioni di multe incassate». Poi ha indicato il pulpito di Donatello citando le parole pronunciate due anni fa da Papa Francesco: «La sacralità dell’essere umano richiede rispetto, accoglienza e lavoro degno».

Carmelo Barbagallo, segretario della Uil, ha ricordato come in Italia ci siano solo 240 ispettori del lavoro: «Vogliono assumerne altri, ma certamente non bastano. Stiamo costruendo un paese a misura di profitto. Serve subito un nuovo governo per discutere dei problemi del lavoro». Anche Annamaria Furlan, segretaria della Cisl, ha citato le parole di Papa Francesco e ha spostato l’attenzione sui nuovi lavori, i precari di Amazon e Foodora, la cosiddetta gig economy: «Sottopagati e senza tutele. E del resto, quali tutele potrebbero avere se non sono nemmeno riconosciuti come lavoratori dipendenti?». «Tredicimila morti sul lavoro negli ultimi dieci anni – ha aggiunto – sono il tributo che abbiamo pagato e che non vogliamo pagare più. Basta, non si può e non si deve morire di lavoro».

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