Il Tirreno

Prato

Chiude e fallisce la tintoria che profumava i tessuti

di Maria Lardara
L'interno di una tintoria (foto d'archivio)
◗
L'interno di una tintoria (foto d'archivio)

Fulmine a ciel sereno per i 15 dipendenti della Supercolor di Grignano. L'azienda aveva brevettato un procedimento innovativo ma non è bastato

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Non ha fatto nemmeno in tempo a vedere l’alba del 2018 che il Tribunale di Prato ne ha decretato il fallimento il 4 aprile scorso. Prima di alzare bandiera bianca e portare i libri in Tribunale, la tintoria Supercolor di Grignano ha pagato tutti i suoi 15 dipendenti che hanno potuto avere accesso alla Naspi (indennità di disoccupazione) come unico ammortizzatore sociale. Un fulmine a ciel sereno per i lavoratori che da un giorno all’altro si sono trovati con la lettera di licenziamento in mano (la cessazione dell’attività è di fine dicembre), una perdita importante per il distretto dato che si parla di una realtà storica che, nel 2019, avrebbe spento quaranta candeline.

Era il 1979 quando il fondatore, il perito chimico Roberto Ciapini, aprì il primo reparto della tintoria in fiocco della Supercolor che, successivamente, fu ampliata con i reparti di tintoria in pezza e tintoria in capo. Negli ultimi anni la Supercolor s’era distinta per aver brevettato un procedimento di profumazione “Texaroma” per profumare con note di limone, fragola e foresta i vari cotoni, lino, viscosa, jeans e biancheria che lavorava. Investimenti in innovazione che evidentemente non hanno ripagato la storia quasi quarantennale di questa tintoria.

«Ormai più piccoli siamo e più è difficile andare avanti: troppe imposizioni e troppe tutele», è lo sfogo di un imprenditore del settore. E lo scotto lo pagano soprattutto i lavoratori mandati a casa: nel caso della Supercolor non era mai stata aperta nemmeno una procedura di mobilità per cessazione d’attività. Si era sparsa la voce tra i lavoratori (la metà dei dipendenti s’è rivolta alla Uil), vista la rapidità con cui l’azienda è stata messa in liquidazione, che ci fossero degli imprenditori cinesi pronti a rilevare l’attività ma nulla di tutto questo è avvenuto, fino all’epilogo del fallimento per la Supercolor.

Riccardo Ciapini, titolare dell’azienda insieme alla sorella Roberta, faceva parte del consiglio direttivo dell’AsTri, l’associazione Tessile Riciclato Italiana, dalla quale s’è poi dimesso: Il Tirreno ha provato a contattare telefonicamente l’imprenditore senza però riuscirci. Il 2017 è stato un annus horribilis per le tintorie del distretto: ad arrendersi era stata nell’ottobre scorso anche la tintoria Tre Monti di Cantagallo che aveva mandato a casa 17 persone. Pezzi di una filiera ormai sempre più smantellata con il risultato di impoverire la struttura produttiva del distretto, bruciando preziose professionalità.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa